ARCHEOBLOG

Giornale archeologico e culturale costantemente aggiornato con le ultime notizie e gli ultimi approfondimenti storico-archeologici



16 maggio 2010

Ferrara: riapre il Museo Archeologico Nazionale

Il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara riapre i suoi spazi espositivi; per l’occasione è stata organizzata una conferenza stampa che avrà luogo mercoledì 12 maggio nel Salone delle Carte geografiche del museo. Interverranno Carla Di Francesco, direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna; Luigi Malnati, soprintendente per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna; Tiziano Tagliani, sindaco di Ferrara e Caterina Cornelio, direttore del museo. Il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara conserva le testimonianze ritrovate nella territorio ferrarese, prime tra tutte quelle provenienti dagli scavi del fiorente porto commerciale etrusco di Spina che, tra il VI e il III sec. a.C. Si possono ammirare alcuni dei corredi ritrovati nelle oltre quattromila tombe della necropoli della città, reperti talora veramente impressionanti per bellezza e ricchezza che accompagnavano il defunto nel viaggio verso l’oltretomba. Entro la fine dell’anno, il museo si doterà di ulteriori spazi espositivi e nuovi allestimenti, inclusi un nuovo apparato didattico e la riproposizione della “Sala delle piroghe”. La riapertura di tale spazio espositivo, dopo diversi decenni di abbandono, è prevista in occasione della “Notte dei Musei” programmata il prossimo 15 maggio.




Fonte: “www.culturaitalia.it”

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23 aprile 2010

Scavi di Pompei: aprono al pubblico il Cantiere-Evento dei Casti Amanti e la Domus di Giulio Polibio

Il Cantiere-Evento dei Casti Amanti
1271781821984_castiamantiApre stabilmente al pubblico il ‘cantiere evento’ della Casa dei Casti Amanti, splendida domus venuta alla luce nel 1987 e da allora mai visitabile. Grazie ad un cantiere di scavo ‘trasparente’ i visitatori di Pompei possono assistere ’in diretta’ al lavoro degli archeologi e dei restauratori passeggiando ampie su passerelle in piena sicurezza godendo della visione d’insime dell’intera insula: è’ stato così realizzato in tempi brevi il progetto dell’archeologo Antonio Varone, attuale direttore degli scavi di Pompei.
Negli ultimi anni l’incuria del luogo e lo stato di degrado delle coperture avevano messo infatti a rischio una delle domus più importanti di Pompei, che era l’abitazione di un ricco panettiere e che ha preso il nome dal famoso pannello decorativo ritrovato nello spazio centrale della domus e
raffigurante una coppia che si scambia un casto bacio. All’interno della domus sono visibili tra l’altro, il forno della panetteria, splendidamente conservato, e le due stalle con i resti di sette animali. Tra le ultime scoperte degli archeologi, quella relativa alla cisterna che dava acqua alla panetteria e importanti riscontri circa i lavori che poco prima dell’eruzione i pompeiani stavano compiendo per riparare i danni di un terremoto immediatamente precedente l’eruzione. ’’Questo dimostra come la societa’ pompeiana fosse viva e attiva nel momento della tragedia’’ spiega Varone.

Cantiere – evento Casti Amanti
Visita didattica

Dal lunedì alla domenica
Ore 9.00 italiano
Ore 11.00 italiano
Ore 13.00 inglese
Ore 15.00 italiano
Ore 17.00 italiano

Prenotazione obbligatoria
Dal lunedì al venerdì ore 9.00 -18.00
sabato ore 9.00- 14.00
al numero 199 104 114 - dall’estero e cellulari +39 06 39967850

La Domus di Giulio Polibio
La visita ’multimediale’ alla splendida domus di Giulio Polibio è la nuova offerta che si inserisce nel programma ’PompeiViva’ avviato dal Commissario delegato per l’emergenza e dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei. Ad accogliere i visitatori è l’ologramma di Giulio Polibio, le cui sembianze sono state ricostruite grazie allo studio dei calchi. L’impianto della casa, su Via dell’Abbondanza, risale al III secolo: l’atrio conserva i resti della decorazione pittorica sulla parte alta delle pareti risalente al II secolo e quella inferiore al I secolo, la decorazione dei
pavimenti di marmo testimonia l’agiatezza dei proprietari. Visitabile anche il quartiere della servitù e la cucina sul cui bancone destinato alla cottura sono state ritrovate stoviglie in terracotta. Oltre alla voce narrante di Polibio il visitatore sarà accompagnato da una istallazione sonora in cinque
aree. Nell’atrio si ascolteranno i suoni della strada, ma anche i rumori dei lavori di ristrutturazione che si svolgevano nella casa al momento dell’eruzione. In cucina, i suoni del vasellame, di un mortaio, del fuoco acceso, di una piccola macina; mentre nell’impluvium si svilupperanno suoni e rumori di giochi d’acqua e d’aria. Nel peristilio si potranno ascoltare i suoni della natura, gli uccelli e il rumore del vento. Nell’ultima stanza, dove gli scavi portarono alla luce le vittime si materializzerà l’immagine di una donna in attesa di un bambino, che ricorda la giovane madre ritrovata che potrebbe essere la figlia del proprietario (le retroproiezioni sono state realizzate da PFM multimedia, il percorso sonoro “Opera regio IX” è un progetto di Claudio Rodolfo Salerno presidente dell’Istituto per la Diffusione di Scienze Naturali). Negli ambienti più importanti della casa sono state collocate copie di oggetti ma anche armadi, tavoli e triclini. Lungo il percorso viene infine proposta anche la ricostruzione virtuale in 3d della casa a cura di Altair4 Multimedia.

Domus di Giulio Polibio
Visita multimediale

Dal lunedì alla domenica
Ore 10.00 italiano
Ore 12.00 italiano
Ore 14.00 inglese
Ore 16.00 italiano
Ore 18.00 italiano

Partecipazione gratuita - prenotazione obbligatoria
Dal lunedì al venerdì ore 9.00 -18.00
sabato ore 9.00- 14.00
al numero 199 104 114 - dall’estero e cellulari +39 06 39967850


Link: www.pompeiisites.org




Fonte: “www.beniculturali.it”

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20 aprile 2010

Inaugurato MUSé il Nuovo Museo Paludi di Celano

E’ stato inaugurato questa mattina MUSé – il Nuovo Museo e Centro Restauro di Paludi di Celano

1271433790082_IMG_1174 Numerose le autorità civili e religiose che hanno voluto partecipare alla cerimonia di inaugurazione di MUSé il Nuovo Museo e Centro Restauro Paludi di Celano. Tra gli altri erano presenti il Sindaco di Celano, Sen Filippo Piccone, il Presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo e il Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo Nazario Pagano, tutti hanno plaudito all’iniziativa auspicando una collaborazione tra gli enti per valorizzare al massimo questa realtà che è una delle strutture museali più belle e moderne d’Abruzzo, che è diventata simbolo di rinascita dell’arte aquilana dopo il disastroso terremoto che il 6 aprile 2009. Il museo, infatti, ha accolto e sta restaurando le opere d’arte recuperate dalle chiese del territorio aquilano e dal Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila. “La struttura che funzionava già dalla fine degli anni ottanta – spiega la Direttrice Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici per l’Abruzzo Anna Maria Reggiani – ed esprimeva già enormi potenzialità non sfruttate fino al 2009, mostra ora tutta la valenza e giustezza della scelta fatta al momento al momento della sua realizzazione. Una valenza tanto più forte oggi che questo Museo è diventato indispensabile per L’Aquila e la sua provincia. Il ruolo svolto, sia prima del 2009, sia subito dopo il sisma che oggi, dimostra la continuità delle buone scelte fatte dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali che con adeguati finanziamenti potrebbero avere un ruolo fondamentale per il territorio in cui vengono fatte”.
Il museo nasce da un’idea completamente innovativa, realizzare un museo-laboratorio che esca dalla logica del contenitore di oggetti per entrare in quella di open space della cultura.
L'edificio post-moderno esteso per 5.000 mq fu realizzato nel 1985 per volere dell’allora Soprintendente ai Beni Culturali Giovanni Scichilone. Il museo si presenta come una struttura seminterrata, che ricorda le antiche sepolture a tumulo, su cui si aprono oblò ed ampie finestre, ed è circondato da piazzette interne e terrazze sommitali che permettono di osservare l'ambiente interno ed esterno. Al nucleo centrale del museo è collegata una passerella sospesa che permette ai visitatori, anche disabili, di poter osservare dall’alto l’area archeologica del villaggio palafitticolo e dell’antica necropoli: nel maggiore dei laghetti artificiali adiacenti al museo sono infatti ancora evidenti resti di pali lignei e le strutture in pietra delle sei sepolture a tumulo venute alla luce durante la campagna di scavo realizzata nel 1984. Dal tetto del Museo, completamente percorribile si può ammirare la Serra di Celano, una imponente montagna priva completamente di vegetazione nel tratto più alto, alle cui pendici sorge l’abitato moderno di Celano. La parte espositiva del Museo ospita una sezione stabile dedicata all’archeologia con dodici vetrine fisse (si prevede anche la ricostruzione dal vero della Grotta Continenza in località Trasacco - Aq) e una sezione mostre dedicata alle attività e agli allestimenti temporanei. Nella sezione permanente sono esposti reperti archeologici provenienti dalla Piana del Fucino, dalle campagne di scavo di Fossa e Bazzano e da tutto il territorio aquilano; tra i pezzi più importanti si possono ammirare: l’ascia martello in pietra da Caporciano, , un corredo funerario orientalizzante proveniente dalla necropoli di Fossa e un punteruolo in osso utilizzato per forare le pelli e rinvenuto nella grotta Beatrice Cenci, reperto rarissimo per il fatto di essere stato scoperto in un riparo di montagna. L’esposizione abbraccia un ampio periodo che va dall’età del bronzo finale (XIII sec. a.C.) all’età romana (I a.C.).
Un punto di forza del Museo è costituito dai laboratori di restauro, due vasti ambienti allestiti per il restauro, la ricomposizione e lo studio grafico dei reperti non solo archeologici ma anche artistici. Adiacente a questo ambiente si apre il grande deposito che ospita i materiali archeologici e antropologici, provenienti dagli scavi abruzzesi, inventariati e suddivisi topograficamente in base alle province di provenienza.
La struttura museale è inoltre attrezzata con una grande sala per le conferenze ed una saletta audiovisivi attigua, ma anche un’accogliente foresteria provvista di biblioteca e di sala ristoro.




Fonte: “www.beniculturali.it”

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23 marzo 2010

Nasce in Toscana un nuovo polo dell’Archeologia: il Parco Archeologico di Carmignano

rendering museo 5 Nasce in Toscana un nuovo polo dell’Archeologia: il Parco Archeologico di Carmignano che comprende il nuovo Museo Archeologico di Artimino e i monumentali siti etruschi del territorio. Lavori in corso per oltre due milioni di euro per la realizzazione del museo e la messa in sicurezza e valorizzazione dei siti.

Farà parte della collezione del futuro museo, una straordinaria serie di oggetti in avorio, tra cui oltre un centinaio di placchette scolpite con figure mitologiche, animali fantastici e reali, che ricoprivano un manufatto andato perduto, probabilmente un trono.

In una delle aree più importanti della Toscana per la civiltà etrusca, sta nascendo un nuovo polo dell’archeologia: il Parco Archeologico di Carmignano, in Provincia di Prato, che riunisce in un unico sistema il nuovo Museo Archeologico di Artimino e i monumentali siti archeologici del territorio. Il tutto in un contesto caratterizzato da ambienti naturalistici e paesaggistici tra i più belli della Toscana, a due passi dalle città di Firenze e Prato.

Lavorano a pieno ritmo i cantieri per la realizzazione del nuovo parco e museo, che inaugureranno al pubblico il 5 febbraio 2011 e per cui sono stati stanziati oltre 2 milioni di euro, di cui 1 milione e 250 dalla Regione Toscana e il restante dal Comune di Carmignano e dalla Provincia di Prato. Il Parco è reso possibile grazie ad un accordo di programma tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, la Regione Toscana e il Comune di Carmignano ed entrerà a far parte del Parco della Piana.

Il nuovo Museo Archeologico di Artimino sarà il fulcro del sistema parco ed accoglierà i reperti ritrovati nei siti del territorio. Il museo comprenderà un’area espositiva e una didattica che sorgeranno in due diversi edifici del borgo, vicini e collegati tra di loro. Nei locali dell’ex-tinaie della Fattoria di Artimino - grazie alla generosità della Artimino S.p.A. che ha donato l’edificio - sarà realizzata l’area espositiva del museo, su una superficie interna di 550 metri quadri, posta su due livelli. Mentre l’area didattica e per le esposizioni temporanee sarà ricavata in un nuovo edificio, costruito appositamente al posto delle ex scuole pubbliche. Il nuovo Museo, diretto dall’archeologa Maria Chiara Bettini, sostituirà il precedente, aperto al pubblico nel 1983 nei locali sotterranei della Villa Medica di Artimino, nato per accogliere i reperti degli scavi condotti fin dagli anni Sessanta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, allora sotto la direzione di Francesco Nicosia e in seguito di Gabriella Poggesi. E proprio a Nicosia, l’amministrazione comunale intende intitolare il nuovo museo, per cui sono state iniziate le procedure necessarie.

Il nuovo Museo Archeologico ospiterà ritrovamenti fondamentali non solo per la storia di Artimino, una delle più importanti città etrusche dell’antichità, ma anche e soprattutto per la storia degli Etruschi in Toscana. I reperti saranno presentati secondo un ordine topografico e cronologico, suddivisi in due sezioni denominate il “mondo dei vivi” e il “mondo dei morti”. Tra gli oggetti più spettacolari, i corredi funebri delle tombe principesche del periodo Orientalizzante, tra cui il famoso incensiere di bucchero con iscrizione in alfabeto etrusco settentrionale (VII sec. a. C.), scelto come simbolo grafico del Parco e del nuovo Museo. Dal tumulo di Montefortini una bellissima coppa di vetro turchese risalente al 640-630 a.C., un pezzo di straordinaria bellezza, tra i più pregiati e rari reperti di vetro mai scoperti in sepolture principesche etrusche. Simili manufatti sono confrontabili solo con quelli rinvenuti nei palazzi di Nimrud in Siria, realizzati probabilmente da artefici siriani o fenici al servizio della corte assira. Sempre da Montefortini proviene inoltre la straordinaria serie di oggetti in avorio che saranno esposti per la prima volta al pubblico. Si tratta di circa 10.000 frammenti di avorio che restaurati, stanno restituendo una grande quantità di oggetti - scolpiti ad alto e basso rilievo, a tutto tondo, incisi o lavorati a traforo - come piccole figure femminili e maschili, pettini, pissidi, placchette, tra cui quelle che dovevano ricoprire un manufatto andato distrutto nel tempo, forse un trono. Vi sono rappresentate figure mitologiche, tra cui il Pegaso (molto raro in Etruria durante questo periodo), animali reali o fantastici, sfingi, leoni alati, elementi floreali, ecc..

Il Parco Archeologico di Carmignano comprenderà, oltre al Museo, quattro siti principali, di grande interesse sia dal punto di vista archeologico che naturalistico: la necropoli di Artimino a Prato Rosello, il tumulo di Montefortini, la tomba dei Boschetti a Comeana e l’insediamento fortificato di Pietramarina. Oltre a questi quattro siti, saranno visibili nel Parco altre testimonianze quali l’antico abitato etrusco di Artimino con l’area sacra della Paggeria Medicea e le mura di cinta.

Completano e ampliano l’offerta del Parco Archeologico di Carmignano quattro itinerari nel territorio: archeologico, naturalistico, storico-artistico e trekking. Dotati di una segnaletica specifica, gli itinerari saranno fruibili dal pubblico che potrà usufruire di una guida edita, insieme al catalogo del nuovo museo, per l’occasione.

Uno dei più importanti monumenti archeologici della Toscana è il Tumulo di Montefortini (seconda metà VII secolo a.C.). All’esterno il tumulo si presenta come una collinetta alta circa 12 metri (3 - 5 meno che nell'antichità), mentre al suo interno ha due tombe a camera: la più antica delle due – indagata negli anni Ottanta del Novecento - è a pianta circolare (tholos). Grazie ai lavori realizzati dalla Soprintendenza, è possibile, entrando dentro il tumulo, avere una visione dall’alto della tomba a tholos, uno spettacolo unico, che lascia letteralmente senza fiato. La necropoli etrusca di Artimino a Prato Rosello (fine VIII - VI secolo a.C.) è caratterizzata da tombe a tumulo, tra cui la più antica ritrovata fino ad oggi in questo territorio, detta del “guerriero”. Il luogo è affascinante anche dal punto naturalistico e paesaggistico, così come l’altro sito del Parco, Pietramarina, da cui si domina un paesaggio a 360 gradi. Sulla sommità della propaggine meridionale del Montalbano, a 585 metri sul livello del mare, Pietramarina (dal VII al I secolo a.C. con tracce di frequentazioni medievali) consentiva di controllare un vasto territorio e costituiva così un riferimento per chi utilizzava i percorsi di pianura o proveniva dai passi appenninici. Oltre ad alcuni edifici, ad un ingresso monumentale e probabilmente ad un’area sacra, il sito presenta una cinta muraria che in origine doveva cingere tutta la sommità della collina per circa 360 metri.


UFFICIO STAMPA Ambra Nepi Comunicazione

Tel. 055 244217 - 2021485 cell. 348/6543173

e.mail: ambranepicomunicazione@gmail.com

www.ambranepicomunicazione.it




Fonte: “UFFICIO STAMPA Ambra Nepi Comunicazione”

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19 marzo 2010

Torna in Italia dal Metropolitan di New York il Tesoro di Morgantina

Tornano in Italia dal Metropolitam Museum of Art di New York gli argenti del ''tesoro di Morgantina'' dal nome della citta' siciliana dove furono rinvenuti da scavatori clandestini. Grazie ad un accordo tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il museo statunitense ora, il complesso di argenti, sarà esposto a Roma, al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo fino al 23 maggio e poi, dal 4 giugno verranno esposti al Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas di Palermo. Si tratta di 16 oggetti, risalenti al III secolo a.C., ritenuti tra i più raffinati argenti ellenistici noti dalla Magna Grecia, di cui nel 1984 il Metropolitan annunciò con grande clamore l'acquisizione indicandone genericamente la provenienza da Taranto o dalla Sicilia orientale, e l'acquisto con una spesa di 2.700.000 dollari dal commerciante Robert Hecht negli anni 1981-1982 e 1984. Le indagini del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri insieme alle ricerche archeologiche condotte da Malcolm Bell III e agli studi specialistici di Pier Giovanni Guzzo, hanno reso possibile l'identificazione della provenienza degli oggetti da scavi clandestini nell'antica città siculo-greca di Morgantina.


Link: archeoroma.beniculturali.it


Fonte: “www.culturaitalia.it”

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17 marzo 2010

Firenze. Conferenza stampa di presentazione del Parco Archeologico di Carmignano e del nuovo Museo Archeologico di Artimino

VENERDI’ 19 MARZO 2010, ORE 12.00 presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, piazza Santissima Annunziata 9, Firenze

Interverranno:

Fulvia Lo Schiavo, Soprintendente per i Beni Archeologici per la Toscana

Claudio Martini, Presidente della Regione Toscana

Lamberto Nazzareno Gestri, Presidente della Provincia di Prato

Doriano Cirri, Sindaco del Comune di Carmignano

Gabriella Poggesi, Soprintendenza per i Beni Archeologici per la Toscana

Saranno presenti: Maria Chiara Bettini, direttore del nuovo Museo Archeologico di Artimino, Carlotta Cianferoni, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Claudio Rodeghiero, direzione artistica allestimento museo

Nasce in Toscana un nuovo polo dell’Archeologia: il Parco Archeologico di Carmignano che comprende il nuovo Museo Archeologico di Artimino e i monumentali siti archeologici del territorio. Lavori in corso per oltre due milioni di euro per la realizzazione del museo e la messa in sicurezza e valorizzazione dei siti.




Fonte: notizia segnalata via mail

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04 marzo 2010

Sorano, Sovana, Vitozza (Gr). Il Parco Archeologico “Città del Tufo”

parcotufo_a Inaugurato nel 1998, il Parco Archeologico "Città del Tufo" è nato per volontà dell'amministrazione comunale di Sorano con l'obiettivo di valorizzare, tutelare e far conoscere il suo importantissimo patrimonio storico-culturale. Un tesoro rimasto inalterato per secoli.
Scopo del Parco è ottimizzare la fruizione di una serie di siti di grande rilevanza archeologica, storica e naturalistica che si trovano nei territori di Sovana, Sorano e Vitozza (S. Quirico), nella cosiddetta "Area dei Tufi".
Anche se le testimonianze più importanti riguardano il periodo etrusco (con le necropoli sovanesi che si articolano sui colli che circondano il borgo) del Parco fanno parte numerosi ed importanti vestigia di epoca tardo antica e medievale come castelli, chiese, fortificazioni e numerose abitazioni rupestri.

L'area monumentale del Parco Archeologico si trova a Sovana sulle colline a nord del torrente Calesine, dove, attraverso suggestivi percorsi nella fitta vegetazione a macchia mediterranea, si raggiungono le necropoli con le tombe a fronte colonnata come la tomba Pola e la tomba Ildebranda, quelle a edicola delTifone, dei Demoni Alati, della Sirena e le tombe a dado, semidado, falsodado.La fornace di San Rocco

Il fascino e la suggestione di questo luogo sono alimentati inoltre dalla presenza di numerose Vie Cave. Questi percorsi, stretti e tortuosi, che furono scavati dagli Etruschi nella roccia vulcanica consentono di superare agevolmente il dislivello tra i profondi valloni e gli altipiani immergendosi in un ambiente naturale unico e incantevole.
Di particolare fascino sono la via cava di S.Sebastiano (che presenta pareti alte più di 20 metri) e il Cavone (in cui è da segnalare la presenza di numerose specie di felci muschi e licheni che rivestono quasi interamente le sue pareti).Spostandosi poi in direzione di Sorano si raggiunge l’insediamento Tavoli da picnic nel Parco rupestre di S.Rocco, così chiamato per la presenza di una piccola Chiesa dedicata al Santo, dove si possono visitare numerosi ambienti scavati nel tufo: tombe, colombari, abitazioni rupestri. Qui, subito a lato della chiesa, una via cava ripida e tortuosa conduce nella sottostante Valle del fiume Lente mentre dal poggio si gode invece una suggestiva vista sul borgo di Sorano.

Una visita speciale merita infine l'area di Vitozza, presso S.Quirico. Si tratta di uno degli insediamenti rupestri medievali più importanti d’Italia che si sviluppò su di uno sperone tufaceo sopra la vallata del Lente. L’abitato, già esistente nel XII sec. a seguito di numerose guerre e depredazioni venne abbandonato definitivamente intorno al XV sec. Percorrendo la strada carrareccia principale si possono ammirare i resti di fortificazioni, chiese e di numerosissime grotte (oltre 200) che furono utilizzate come stalle, abitazioni e luoghi di lavoro. Il tutto è immerso in un ambiente naturale di eccezionale bellezza.

Info: 0564633099
www.leviecave.it




Fonte: “www.archeomedia.net”

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26 febbraio 2010

Un privato cittadino dona al Museo di Colleferro un sigillo del Papa Innocenzo III

C O M U N I C A T O  S T A M P A

Innocenzo III  (1) Il progetto del Museo Archeologico del Territorio“Toleriense” di Colleferro, sin dalla sua nascita, è stato indirizzato verso una sensibilizzazione ed educazione dei giovani, cosi come della popolazione adulta al rispetto e valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico; ad una concezione del “bene culturale” come proprietà di tutti e non di persone e di classi.

Questa politica culturale del Museo ha dato nel tempo i suoi frutti, permettendo all’istituzione di attingere ad una importante risorsa quale la donazioni da parte di privati cittadini di oggetti che hanno, in alcuni casi, dato notevole impulso alle ricerche sul territorio, esposti e messi a disposizione di tutti.

In quest’ottica che va inquadrata un’altra donazione fatta al Museo dal Sig. Silvano Tummolo, noto giornalista e pubblicista locale.

Si tratta di un oggetto di notevole valore storico: “un sigillo del papa Innocenzo III”, figura di spicco del medioevo italiano e personaggio che ha un profondo legame con la nostra terra, se non altro per la sua nascita nel Castello di Gavignano e la discendenza dalla famiglia del Conti che caratterizzò in maniera sensibile la storia di questo territorio dal XII al XV secolo.

Il sigillo, bulla, era un elemento metallico ma anche di altro materiale che veniva applicato ad documento scritto. Il termine bolla è poi passato ad indicare l'intero documento.

Il sigillo veniva applicato al documento o mediante cordicelle di canapa (nel caso si trattasse di lettere di giustizia ed esecutorie) oppure seta rossa e gialla (nel caso di lettere di grazia) annodate attraverso piccole aperture nel documento stesso.

Il sigillo papale, dall’anno 1099, rappresentava, sul lato anteriore, le teste degli apostoli Pietro e Paolo mentre il nome del papa che emanava la bolla veniva scritto nel retro. Fin dal tardo XVIII secolo il sigillo di piombo è stato sostituito da un timbro di inchiostro rosso dei Santi Pietro e Paolo con il nome del papa regnante circondante l’immagine.

Il nostro sigillo, di forma circolare, di 3,5 centimetri di diametro, è in cera mescolata ad argilla che gli conferisce un colore bruno in superficie. Sul dritto compaiono le teste degli apostoli Pietro e Paolo, il primo a destra ed il secondo a sinistra, nel rispetto di uno schema canonico, identificate dalle lettere SPA e SPE abbreviazioni di Sanctus PAulus e Sanctus PEtrus. Paolo ha la barba lunga ed è calvo, Pietro barba e capelli ricciuti resi con delle perline a rilievo, le stesse perline circondano sia le facce che l’intero campo. Tra i due volti vi è una croce. Sul rovescio, circondata da perline la scritta INNOCENTIUS PP III. Nella parte superiore del sigillo rimane ancora la cordicella di attacco.

Mancando il documento di riferimento è impossibile dare una datazione precisa alla bulla, che però si inquadra sicuramente entro il pontificato di Innocenzo III (1198-1216).

Il pezzo si trova già esposto all’interno del percorso espositivo con tutte le spiegazioni pertinenti in modo da consentire agli utenti la sua più precisa e comprensibile fruizione.




Fonte: “Museo Archeologico di Colleferro”

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03 febbraio 2010

Pisa. Prossima apertura del Museo delle Navi Romane

Presso la sede della Scuola Normale Superiore di Pisa, si è tenuta oggi, una riunione relativa al Museo delle Navi Romane di Pisa e ai progetti connessi riguardanti l’area della Cittadella.
Sono intervenuti, per il Ministero per i Beni culturali, il consigliere Mario Torsello, i direttori Lolli Ghetti e Maddalena Ragni; per il Comune di Pisa il sindaco Marco Filippeschi, l’assessore alla cultura Silvia Panichi e l’assessore alle finanze Giovanni Viale; per la Regione Toscana Gian Bruno Ravenni, coordinatore dell’area cultura; per la Provincia di Pisa l’assessore alla cultura Silvia Pagnin.
Ha preso parte all’incontro Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa.
Nel corso della riunione sono stati approfonditi in modo proficuo i vari temi ed è stato deciso di proporre al Ministero per i Beni culturali la costituzione di un gruppo di lavoro operativo che, in tempi brevi, formuli proposte in merito all’assetto gestionale del Museo delle Navi Romane nell’intera area e negli Arsenali Medicei (dove già è aperto il cantiere che realizza il primo modulo), in vista della prossima apertura del Museo.

Telefono: 050.509111
Sito Web: www.sns.it




Fonte: “www.beniculturali.it”

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15 dicembre 2009

A Milano apre l'area archeologica del Duomo

Da questo lunedì 14 dicembre verrà aperta al pubblico l'area Archeologica del Battistero di San Giovanni alle Fonti e dell'abside di Santa Tecla, situati sotto il sagrato del Duomo di Milano. Il costo del biglietto verrà destinato direttamente all'attività di restauro e conservazione del Duomo. L'intervento di restauro, iniziato nel luglio del 2008, è stato realizzato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo con il contributo di Regione Lombardia. In particolare sono state fatte delle indagini con nuove esplorazioni del sito, restauri murari, lapidei e pittorici, mentre il percorso di visita è stato rifatto con un'illuminazione adeguata e nuovi pannelli esplicativi.

Link: www.duomomilano.it




Fonte: “www.culturaitalia.it”

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26 novembre 2009

Buccino (SA). Aperto il Museo Archeologico Nazionale di Volcei "Marcello Gigante”

Voluto dalla Regione Campania, dal Comune di Buccino e dalla Sooprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, il Museo Archeologico Nazionale di Volcei è pronto a ripercorrere, attraverso i reperti in esso raccolti, la lunga e affascinante storia delle popolazioni che nei secoli hanno abitato sulle colline sulle quali si affacciano in monti Alburni.
Intitolata alla memoria del più illustre cittadino di Buccino, Marcello Gigante che dà il nome all'omonimo Premio, l'area museal, attraverso la risocperta el valorizzazione del patrimonio archeologico e monumentale del territorio, vuole riproporre le radici lontane di una tradizione per farla divenire prospettiva di un futuro di maggiori risorse e opportunità.
Come Volcei è tornata alla vita nel Parco Archeologico di Buccino, così la comunità locale può e deve trovare nel suo passato quelle identità e quelle spinte per guardare, in un'ottica di nuove occasioni, a un avvenire diverso e più produttivo che sia come un "restauro del futuro".

Clicca qui per le informazioni sul museo




Fonte: “www.archaeogate.org

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16 ottobre 2009

Appuntamenti al Museo Civico Archeologico di Bologna - 2009/2010

17 ottobre 2009 - 09 maggio 2010 

Programma

Appuntamenti al museo0910RomanaMente: vita, potere, costume, società nell'antica Roma.
Ciclo di conferenze
Sarà Roma con i suoi fasti e la sua complessa società ad inaugurare la stagione di appuntamenti 2009-2010 del Museo Civico Archeologico. Quattro incontri nei mesi di ottobre e novembre pensati per conoscere più a fondo il mondo romano, quattro argomenti da sempre tra i più affascinanti ed amati: l'esercito, i gladiatori, la famiglia e il potere imperiale. Un modo per immergersi nell'antica Roma, guidati da relatori curiosi ed attenti, in attesa della prossima riapertura della Collezione Romana del Museo. Accanto a Marinella Marchesi e Federica Guidi del Museo Civico Archeologico, gli incontri vedranno la partecipazione di Giovanni Brizzi, professore ordinario di Storia Romana all'Università di Bologna e di Gianluca Grassigli, professore associato di Archeologia Classica all'Università di Perugia.
Il ciclo di conferenze è organizzato con il sostegno degli "Amici del Museo Civico Archeologico – Esagono".
Fino all'Epifania il Museo Archeologico è anche a Chianciano
Fino al 6 gennaio 2010, il Museo Civico Archeologico di Bologna gioca anche fuori casa, nelle vesti di organizzatore di una mostra colta e affascinante al Museo Archeologico di Chianciano (SI).
La mostra "Tutte le anime della mummia. La vita oltre la morte ai tempi di Sety I" vuole raccontare il rituale funerario egiziano in età ramesside e mostrare cosa gli Egiziani considerassero indispensabile alla vita ultraterrena. L'esposizione - realizzata dal Museo Archeologico di Bologna e dal Museo Archeologico di Chianciano, in collaborazione con il Museo Egizio di Firenze e i Musei Vaticani- mette in mostra circa 100 oggetti, alcuni provenienti dal corredo funerario del faraone Sety I. Cuore pulsante della mostra è proprio la suggestiva ricostruzione di parte della tomba di Sety I, una delle sepolture più grandi della Valle dei Re: un fedele modello in scala, accessibile al pubblico.
Daniela Picchi, conservatore della sezione egiziana del Museo di Bologna e curatrice dell'esposizione, illustrerà la mostra il 18 ottobre a Bologna, per quanti vorranno farsi invogliare alla visita e per quanti semplicemente desiderano conoscere meglio un aspetto così importante del pensiero egiziano.

TUTTI INSIEME ARCHEOLOGICAMENTE.
I duellanti: genitori e figli a confronto.
Se avete voglia di mettervi davvero in gioco, ecco le visite guidate che fanno per voi. La formula è semplice: due gruppi separati (uno di genitori, uno di figli), un medesimo tema, una sfida aperta.
I duellanti grandi e piccoli, attraverso la scoperta dei differenti giochi presso gli antichi, delle diverse concezioni del divino tra Greci ed Egiziani e della struttura di una ricca casa romana, arriveranno a possedere le stesse informazioni: chi sarà più abile a farle proprie? Che vinca il migliore!
Gli appuntamenti sono previsti nei giorni 8 e 15 novembre, 30 gennaio.
Appuntamento con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti. Possono partecipare solo gli adulti che accompagnano i bambini. La prenotazione può essere effettuata presso la Sezione didattica (051 27.57.244) dal martedì al venerdì fra le 9,00 e le 12,30 e il giovedì dalle 14,30 alle 17,30 a partire dal martedì precedente l'appuntamento.

TUTTI INSIEME ARCHEOLOGICAMENTE.
Grandi e piccoli al Museo.
Che fare se siete appassionati di musei ma avete paura che vostro figlio si addormenti a metà della visita, perché è una "cosa" troppo da grandi? O, al contrario, come resistere voi ad una visita pensata tutta a misura di bambino? Mettete fine al dilemma! La rassegna "Grandi e piccoli al Museo" è pensata proprio per offrire in contemporanea visite differenti per adulti e bambini. Mentre i vostri ragazzi scopriranno gioie e dolori della vita nella Preistoria, si metteranno sulle tracce di oscuri assassini egiziani, scopriranno compiti e privilegi di un principe italico, un archeologo vi farà da guida in un affascinante viaggio nell'antichità.
Gli appuntamenti sono previsti nei giorni 18 e 25 ottobre, 9, 16 e 23 gennaio, 21 febbraio, 28 marzo.
Appuntamento per bambini: prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti.
Appuntamento per adulti: partecipazione libera. Può partecipare anche chi non accompagna un bambino.
La prenotazione può essere effettuata presso la Sezione didattica (051 27.57.244) dal martedì al venerdì fra le 9,00 e le 12,30 e il giovedì dalle 14,30 alle 17,30 a partire dal martedì precedente l'appuntamento.


Clicca qui per il calendario completo degli appuntamenti




Link: http://www.comune.bolog....ico/informaz/caleve.htm

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26 settembre 2009

Riapre a Napoli la Collezione Farnese, 300 sculture dall’antichità

18 settembre 2009 - 12 dicembre 2009

Cominciata da Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III (1543-1549), proseguita dai nipoti, il duca di Parma Ottavio Farnese e i cardinali Alessandro e Ranuccio, la Collezione Farnese è una delle più grandi, se non addirittura la maggiore raccolta storica di sculture antiche del mondo. Dal 18 settembre al 12 dicembre, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli presenta il riallestimento della Collezionee allo stesso tempo la riapertura delle sale che si dispongono attorno al quadriportico orientale del Museo. Il progetto, curato da Pietro Giovanni Guzzo, Valeria Sampaolo e Carlo Gasparri, s’inserisce nell’iniziativa di riqualificazione che ha permesso pochi mesi fa la riapertura della Collezione di Pittura Pompeiana e il riallestimento delle sculture provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano.
La Collezione, risalente al Rinascimento, è  rimasta sostanzialmente intatta. Composta nell’arco di un cinquantennio grazie a confische, donazioni, acquisti sul mercato antiquario, ma soprattutto ai tanti rinvenimenti avvenuti nel corso degli scavi effettuati per la sistemazione urbanistica di Roma. Iniziata allo scopo di abbellire il Palazzo Farnese, quando il casato si estinse passò ai Borbone di Napoli, attraverso una complessa vicenda di trasmissioni ereditarie. La Collezione venne interamente trasferita nella capitale del regno delle Due Sicilie, diventando parte del patrimonio artistico della famiglia regnante. Si tratta di oltre trecento tra sculture e iscrizioni, raccolte da una parte per affermare il potere dinastico familiare, espresso attraverso la riproposta di colossali emblemi della religione e della storia antica (gigantesche immagini di eroi, di divinità, di imperatori), dall’a ltra per ricostruire la cultura del passato con i ritratti di uomini illustri, i rilievi di sarcofagi con temi mitologici, le epigrafi, espressione di una ormai matura scienza antiquaria espressa nella lettura dei testi iscritti, delle fonti letterarie e nell’interpretazione delle scene figurate.
Il viaggio verso Napoli dei marmi farnesiani volle dire, però, la fine della Collezione così come era stata concepita e organizzata tra Cinquecento e Seicento. Nella città borbonica i marmi venuti da Roma, esposti nel nascente Museo napoletano divisi per materia e dimensioni, criteri storico-artistici dominanti nell’epoca, si unirono ai rinvenimenti degli scavi condotti in vari siti del Regno, principalmente quelli vesuviani e flegrei, dando luogo ad un Museo Nazionale, unico all’epoca, per qualità e quantità dei reperti archeologici in esso conservati. Poche corti europee potevano vantare un museo così ricco, ma il prezzo da pagare fu la perdita, con il tempo, delle testimonianze del gusto verso l’antico maturato nei secoli passati, che la Collezione Farnese fino ad allora aveva tramandato.
Il riordino espositivo, frutto di un lungo lavoro di studio e di ricerca a eseguito dalla Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, intende valorizzare le opere mediante la ricomposizione, dove possibile, dei contesti di provenienza, ricostruendo lo scenario collezionistico originario. Il visitatore percorre un itinerario attraverso le diverse sedi che nel corso del tempo hanno ospitato la Collezione, seguendone le vicende e apprezzando le punte di eccellenza. Molte le opere di qualità altissima che ne segnano le tappe, diversi gli interessi, i temi propri della cultura dell’epoca, del documento antico.
Oltre a un generale intervento di restauro e di pulizia delle sculture, è stata condotta in vista dell’attuale esposizione anche una nuovaricerca su documenti d’archivio, alcuni inediti, e sulle testimonianze grafiche, i disegni e le incisioni, che dal Cinquecento in poi sono stati tratti dalle sculture Farnese, e che con il loro numero imponente testimoniano il ruolo da queste giocato nella formazione del gusto per l’artista moderno.
L’evento s’iscrive nel programma delle manifestazioni, finanziate dalla Regione Campania (Assessorato al Turismo e Assessorato ai Beni Culturali), costituenti il percorso tematico denominato “Il viaggio nella tradizione: Piedigrotta 2009 - La festa di Napoli”. Pur trattandosi di due espressioni culturali molto diverse (la magnifica statuaria antica e il suo collezionismo e la festa popolare e rituale di Piedigrotta), la Collezione Farnese e la Festa di Piedigrotta hanno in qualche modo una matrice comune: la famiglia dei Borbone infatti da un lato portò a Napoli una tradizione di collezionismo d’arte tra i più raffinati dell’epoca (di cui la Collezione Farnese è straordinario esempio), dall’altro ufficializzò e diede riconoscimento regale a una manifestazione, Piedigrotta, di matrice eminentemente popolare e rituale, dimostrando, una volta di più, una lungimiranza culturale e politica di alto profilo.




Fonte: "CulturaItalia"

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11 agosto 2009

15 agosto 2009: orario di apertura dei musei statali

Si rende noto l’elenco delle sedi espositive statali per le quali, sino ad oggi è stato comunicato l’orario di apertura che verrà osservato il prossimo 15 agosto.
Sarà cura di questa redazione, aggiornare tempestivamente ogni eventuale, ulteriore integrazione al riguardo.
Gli elenchi sono divisi per tipologia: "Arti" e "Archeologia"

Elenco delle sedi espositive statali aggiornato all'11 agosto 2009, ore 13.50

Tipologia Archeologia (clicca sul link per visualizzare l'elenco in formato xls, peso 68kb)

Fonte: "MiBac - Ministero per i Beni e le Attività Culturali"

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04 agosto 2009

Roma. Inaugurazione della Sala del Medioevo a Palazzo dei Conservatori, Musei Capitolini

30 luglio 2009 - 30 settembre 2009 

La Sala del cinquecentesco Archivio Capitolino del Palazzo dei Conservatori, recentemente restaurata, ospita la nuova Sala del Medioevo dei Musei Capitolini, con un suggestivo allestimento del monumento onorario di Carlo I d'Angiò.
Un'importante novità arricchisce il costante percorso innovativo dei Musei Capitolini.
Grazie all'impegno della Sovraintendenza Comunale, sarà aperto al pubblico un altro spazio di grande interesse storico-artistico: la Sala del Medioevo, allestita al primo piano del Palazzo dei Conservatori nel cinquecentesco ambiente dell'antico Archivio Capitolino.
Protagonista della Sala è la Statua di Carlo I d'Angiò, re di Sicilia e Senatore di Roma , attribuita allo scultore e architetto toscano Arnolfo di Cambio.
Originariamente dipinta con brillanti colori e impreziosita da dorature, era l'elemento più significativo di un Monumento onorario dedicato al sovrano angioino in Campidoglio intorno agli anni 1275-1277. Carlo I d'Angiò (1226-1285), fratello del re di Francia Luigi IX, fu incoronato a Roma re di Sicilia nel 1266. Nominato per la prima volta Senatore di Roma nel 1265, rivestì la stessa carica nel decennio 1268-1278 e poi negli anni compresi tra il 1281 e il 1284. Il Monumento onorario, secondo recenti studi, fu probabilmente realizzato negli anni in cui Carlo d'Angiò ottenne per la seconda volta il titolo di Senatore di Roma, tra il 1268 e il 1278. Alcuni studiosi suggeriscono che fosse destinato ad essere collocato all'interno della grande aula medioevale del primo piano del Palazzo Senatorio (attuale Aula di Giulio Cesare), dove il Senatore, o un suo vicario, amministrava la giustizia civile e penale.
La monumentale scultura del re, ricavata da un frammento di trabeazione antica, è presentata al pubblico in un nuovo, suggestivo allestimento accanto al meno conosciuto frammento marmoreo di arco gotico decorato con una figura a rilievo di Trombettiere. Questo elemento, purtroppo solo in parte conservato, costituiva lo spigolo destro della cornice architettonica che doveva includere in origine la statua del sovrano. Nel Trombettiere Arnolfo, sfruttando magistralmente lo spazio tra l'imposta e la curva dell'arco, riassume il panneggio delle vesti e il semplice movimento del corpo in un unico segno di schietta matrice gotica.
Carlo I d'Angiò è raffigurato seduto su un faldistorio, trono pieghevole privo di schienale decorato con due protomi di leone. Indossa una lunga veste ed un ampio mantello originariamente dipinto di azzurro e decorato con i gigli dorati, colori ed emblemi della casa reale di Francia e d'Angiò. Sul capo ha una preziosa corona, solo in parte conservata, mentre nelle mani, prima che i restauri del tardo Quattrocento ne alterassero irrimediabilmente il modellato, impugnava uno scettro (o forse una corta spada) e il globo, simbolo del potere.
L'acutezza del ritratto e i perduti attributi regali indicano la chiara volontà del sovrano angioino di farsi rappresentare da Arnolfo, all'epoca al suo servizio, nelle vesti di monarca regnante più che di Senatore di Roma, in forme assolutamente innovative per l'ambiente artistico romano dell'ultimo quarto del Duecento.
La Statua di Carlo I d'Angiò, oggetto di un importante intervento di restauro nel 1981, perfezionato nel 2005 da Giovanna Martellotti, Cinzia Silvestri, Maria Grazia Chilosi e Doretta Mazzeschi della C.B.C. Conservazione Beni Culturali, è stata esposta nel 2005, insieme al frammento di arco con il Trombettiere, alla mostra fiorentina dedicata ad Arnolfo di Cambio. In occasione della mostra la statua è stata rimossa dalla sua collocazione novecentesca e opportunamente indagata in tutti i suoi aspetti.
Nella sala del Medioevo sono allestite altre opere che contribuiscono ad illustrare la storia del Campidoglio nel Medioevo. Alcune di queste, come le duecentesche unità di misura per l'olio, il vino e le granaglie (denominate Congi), documentano la presenza sul Campidoglio di un importante mercato nell'area compresa tra l'antico Palazzo Senatorio e la chiesa e convento di Santa Maria in Aracoeli; altre, come il pannello cosmatesco proveniente dallo smembrato pulpito dell'Epistola della chiesa di Santa Maria in Aracoeli, opera di Lorenzo di Tebaldo con il figlio Jacopo, illustrano la raffinata cultura dei marmorari romani tra la fine del XII e i primi del XIII secolo.
Il nuovo allestimento della Sala del Medioevo, ideato dall'architetto Francesco Stefanori, con la direzione scientifica di Claudio Parisi Presicce ed Elena Bianca Di Gioia, è stato realizzato anche grazie al contributo delle due società cinematografiche Cinebazar Inc. di Tokyo ed M-Cube di Roma.
I lavori di allestimento sono stati eseguiti dalla Società Meloni Fabrizio Srl; il trasporto e la movimentazione delle opere d'arte sono stati curati dalla Società Minguzzi Srl; i Servizi Museali sono di Zètema Progetto Cultura.
Per l'inaugurazione della Sala del Medioevo la Direzione dei Musei Capitolini ha curato, con la casa editrice Campisano Editore di Roma, la pubblicazione di un volume a stampa, in lingua italiana e inglese, che illustra le opere esposte.



Fonte: "http://www.museicapitolini.org"

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11 maggio 2009

Villanova di Castenaso (Bo). La civiltà villanoviana ha il suo museo

È dedicato alla civiltà villanoviana, cultura italiana dell'Età del Ferro di cui sono emerse le prime tracce solo nel 1853, il nuovo Museo della Civiltà Villanoviana (Muv), realizzato nel Comune di Villanova di Castenaso in provincia di Bologna, che ha aperto al pubblico l'8 maggio.

All'interno dell'ex fienile del complesso di Casa Sant'Anna, tenuta di campagna della famiglia Gozzadini oggi di prorietà del Comune, dopo un intervento di restauro dell'edificio, è stato realizzata la nuova struttura museale. Il fienile, risalente agli inizi del XX secolo, rappresenta un eccellente esempio di architettura rurale tipica bolognese e conserva la struttura e l'impostazione classica di questo genere di edifici. Al suo interno è stato realizzato il percorso museale, che espone reperti provenienti dagli scavi di Marano di Castenaso e da tutto il territorio circostante, tra cui spicca l'importante Stele delle Spade.

Il Muv oltre che come centro di raccolta si propone anche come centro di studi e di analisi, un luogo di incontro in cui promuovere e divulgare in modo scientifico e divulgativo la conoscenza del Villanoviano. Attraverso mostre, convegni, dibattiti, laboratori, eventi, aperti a tutti, esperti o semplici curiosi, l'affascinante cultura villanoviana e più in generale l'archeologia si apre agli occhi del pubblico. In questo affascinante viaggio i visitatori saranno accompagnati dal conte Giovanni Gozzadini e sua moglie, che grazie a videoinstallazioni evocative e suggestive racconteranno la loro storia e le loro imprese archeologiche.

Fu, infatti, proprio il conte, membro di una delle famiglie più illustri della città, il primo a scoprire i resti della civiltà protostorica che venne chiamata “ villanoviana”, aggettivo con cui tuttora viene identificata. Proprio nei luoghi in cui sorge il museo, all'interno della sua villa di campagna, Gozzadini, nel maggio del 1853, cominciò a portare alla luce nella necropoli di Caselle alcune testimonianze funerarie dell'antica civiltà allora sconosciuta in Italia.
Attraverso queste due figure di studiosi, il Museo vuole sottolineare anche il legame tra Villanova e la sua storia, tra la famiglia Gozzadini e il territorio bolognese e tra la storia dell'archeologia e la civiltà villanoviana.


Link: Museo della civiltà villanoviana


Fonte: "CulturaItalia - Newsletter"

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28 aprile 2009

Pittura Pompeiana: riapertura della Collezione Affreschi

Aprono al pubblico il 29 aprile - dopo alcuni anni di chiusura - due grandi collezioni del Museo Archeologico di Napoli: la Collezione Affreschi, che raccoglie più di 400 affreschi restituiti dalle città vesuviane distrutte dall’Eruzione del 79 d.C., e la Collezione Farnese (da settembre 2009), che nasce nel 1500 ad opera di Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III e che costituisce la più grande raccolta storica di statue antiche al mondo.

La Storia e i contenuti della collezione
Dopo alcuni anni di chiusura e al termine di lavori di restauro e riallestimento delle sale, riapre una delle collezioni più celebri del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, per la ricchezza delle testimonianze e per la fama che seguì al disseppellimento delle città vesuviane: la collezione degli affreschi da Pompei, staccati dal sito dalla metà del XVIII fino a tutto il XIX secolo ed, in casi eccezionali, anche nel corso del Novecento, sacrificando l’unitarietà delle pareti originarie.
Il nuovo allestimento è da un lato cronologico e dall’altro tematico, mentre sono stati contestualizzati alcuni complessi significativi, quali ad esempio la Casa di Meleagro e la Casa dei Dioscuri.
La collezione delle pitture del Museo costituisce un eccezionale documento della pittura di età romana, nella sua evoluzione e varietà, a partire dal II stile, poiché le pitture di I stile, non essendo figurate, non vennero mai staccate per le raccolte museali. Il II stile, pur presente nelle abitazioni urbane, trova la sua migliore manifestazione nelle ville dell’ager Pompeianus, come nella Megalografia con principe macedone e filosofo dalla villa di P. Fannius Synistor a Boscoreale.
Il III stile, che si colloca tra l’età augustea e la prima età giulio - claudia, vanta esempi di grande qualità, sia nelle ville extraurbane, sia nelle case cittadine. Tra i primi si inserisce la villa di Boscotrecase, appartenuta ad Agrippa Postumo, nota per la raffinata esecuzione dei quadretti idillico - sacrali, ornati policromi elaborati con gusto miniaturistico. Sono soprattutto i quadri di soggetto narrativo - mitologico, copie o rielaborazioni di celebri originali della pittura greca classica ed ellenistica, che connotano questa fase, dando l’occasione di realizzare una vera e propria pinacoteca di quadri di “arte greca”. La decorazione di uno dei cubicoli della Casa dell’Amore fatale o di Giasone che manifesta, nei quadri raffiguranti Medea che medita di uccidere i figli, Fedra con la nutrice, Paride ed Elena, una scelta iconografica ispirata al tema della fatalità dell’amore delle eroine antiche.
Il passaggio tra il III ed il IV stile avvenne nel periodo tra Claudio e Nerone: in questa fase si ritrova il gusto per le architetture scenografiche, prive però della profondità illusionistica del II stile. Tuttavia, si impongono ancora i quadri mitologici, con temi ripetuti più volte, come quello di Perseo ed Andromeda, dal quale però si distingue l’esemplare proveniente dalla Casa dei Dioscuri che, nella composizione e nella concezione delle figure, risale all’originale greco, forse opera di Nicia. Tra i temi preferiti erano anche gli amori di Marte e Venere, conosciuti in oltre trenta copie, o le imprese di Ercole, o ancora la storia di Didone abbandonata, che ricorre in cinque quadri pompeiani ispirati ad uno dei più noti soggetti iconografici desunti dal mito delle origini di Roma celebrato nell’Eneide.
Un gruppo di pitture, di notevole bellezza, proviene dalla Casa del Poeta Tragico; esse rappresentano la Ierogamia di Zeus e Hera, Achille e Breseide, ed il Sacrificio di Ifigenia. Tuttavia la parete di IV stile non esauriva il tema figurativo solo nel quadro mitologico centrale, ma presentava inoltre quadretti minori, vignette, fregi, molto spesso con Eroti, soggetti di origine ellenistica che vengono raffigurati, insieme alle loro compagne, le Psychai, come bambini occupati nelle più svariate attività umane degli adulti. Un tema a parte, nelle pitture, è costituito dal paesaggio, in origine rappresentato sullo sfondo delle scene mitologiche di gusto idillico, poi come paesaggio nilotico, popolato da pigmei, coccodrilli ed altri animali, più noti dopo la conquista romana dell’Egitto.
A volte compare, specie nella pittura di III e IV stile, il paesaggio architettonico, rappresentato, in particolare, dalla villa d’otium, con i suoi giardini ed i suoi porticati.
In età romana il ritratto dipinto assunse un singolare rilievo, sebbene siano assai pochi gli esemplari conservati; tra questi particolarmente celebri sono Saffo e la coppia di Paquio Procolo e sua moglie. Di notevole interesse sono inoltre le pitture con nature morte, che gli antichi chiamavano xénia (parola greca che significa “doni ospitali”). Tale termine indicava in origine la frutta, la verdura, le uova che il padrone di casa soleva fare pervenire crude ai suoi ospiti nelle stanze, perché potessero prepararle come desideravano. Successivamente, come segnalato da Vitruvio, il nome passò ad indicare i quadretti dipinti con quegli stessi soggetti. Tra i più raffinati e belli sono quelli provenienti, dai Praedia di Julia Felix a Pompei.
Oltre alla pittura degli stili pompeiani, è presente un altro filone più popolare, realizzato per fini pratici come le insegne di bottega, la decorazione delle taverne o di altri simili esercizi commerciali. Dipinta con corsività e senza ricercatezza, essa otteneva comunque l’obiettivo di cogliere l’attenzione dell’ipotetico cliente o viandante con la sua vivacità. Fanno parte di questo genere le pitture dei larari, le scene di vendita, di lavoro, di taverna.
Nella pittura romana si diffuse, infine, un altro tema iconografico di grande rilevanza: quello del giardino. Le pitture con tale soggetto erano spesso utilizzate sulle pareti degli stessi giardini, ma anche dei triclini e dei cubicoli, con la funzione di ampliarne prospetticamente le dimensioni, o di creare una vista fittizia su cespugli o boschetti. Spesso allusivamente presenti in queste pitture sono i richiami al mondo dionisiaco ed afrodisiaco, rifugi di felicità.
Durante il IV stile, dall’età claudio - neroniana in poi, la pittura si arricchisce inoltre con paesaggi popolati da animali selvatici, raffigurazioni di ambienti esotici e lontani dalla quotidianità.

Il nuovo progetto di riallestimento si snoda seguendo sia a criteri cronologici sia tematici, ed è così articolato:
Sala LXVI La tecnica
Sala LXVII La villa di Boscoreale
Sala LXVIII La scoperta delle pitture
Sala LXIX La pittura nel I secolo a.C.
Sala LXX La pittura in età augustea: La villa di Agrippa Postumo
La pittura nella prima età imperiale: La Casa di Giasone
Sala LXXI La pittura nella prima età imperiale. I temi dei quadri e gli elementi decorativi
Sala LXXII La pittura in età imperiale: due case di prestigio. La Casa di Meleagro
La Casa dei Dioscuri
Sala LXXIII La pittura in età imperiale: i temi mitologici
Sala LXXIV Nature morte e paesaggi
Sala LXXXV Pitture di larari
Sala LXXVII Stabile – La Villa di Campo Varano
Sala LXXVIII I ritratti – La pittura popolare.

Informazioni:
Sede Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Periodo dal 29 aprile 2009

Orari
Dalle 9 alle 19.30. Chiuso martedì

Tariffe
10 euro intero
6,75 euro ridotto
la mostra è inserita nel circuito Campania Artecard

 

Fonte: "Ministero per i Beni e le Attività Culturali"

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16 aprile 2009

La Mesopotamia d’Italia rivive nel nuovo Museo Archeologico di Adria

Ci sono voluti sette anni di lavoro e ingenti investimenti per riorganizzare il cospicuo patrimonio artistico conservato all’interno del Museo Nazionale Archeologico di Adria, in provincia di Rovigo. Nella struttura oltre sessantamila reperti narrano la storia del Polesine dall’Età del Ferro all’epoca Romana. L’i ntegrazione fra lo spazio e il tempo è il filo conduttore che lega le varie sezioni di visita, corredate da documenti cartografici, e collega la storia dell’area in un contesto più ampio che va dalle vicissitudini della penisola italica alla cultura dell’intera area mediterranea. Realizzato su progetto scientifico di Simonetta Bonomi e Loretta Zega, entrambe della Soprintendenza di Padova, il nuovo museo è stato realizzato col contributo della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e i fondi del Gioco del Lotto, di Arcus S.p.A. e della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Dei circa sessantamila reperti di proprietà del Museo solo una parte ha finalmente trovato collocazione nella nuova struttura. L’opera ha richiesto sia la ristrutturazione del vecchio stabile che il suo ampliamento. La prima fase dei lavori si è svolta dal 2002 al 2004; a seguire i nuovi allestimenti del Lapidario Romano nel 2006, della Sezione Etrusca nel 2007 e della Sala della Romanizzazione nel 2008. I reperti conservati nel museo, unici perché emersi dai limi di quella che non a torto è stata definita come “la Mesopotamia d’Italia”, testimoniano la storia di una città e di un territorio che hanno dato il nome al mar Adriatico e che hanno visto stratificarsi 2.500 anni di civiltà, dai veneti ai greci, agli etruschi, ai romani.

Il primo passo verso il recupero è avvenuto con la ristrutturazione dei magazzini che hanno accolto i reperti nel momento in cui la struttura museale risultava ancora lontana dagli standard qualitativi che la museografia e la riflessione museologica degli ultimi anni hanno individuato come irrinunciabili. La qualità e la quantità dei reperti recentemente rinvenuti ad Adria e nel Basso Polesine imponevano di focalizzare l'attenzione su questi due poli per rendere conto in maniera compiuta delle civiltà antiche che vi fiorirono.

A riguardo sono state predisposte le diverse sezioni di visita in cui i reperti sono disposti in modo da narrare le storia di un determinato periodo. La nuova esposizione inizia dall’Età del Ferro per giungere all’età romana, seguendo per tutti le sezioni la medesima caratteristica, che si concentra sull’integrazione fra spazio e tempo, fra geografia e storia; a supporto dei reperti una serie di riferimenti cartografici, per porre in relazione i fenomeni locali con quelli della penisola italica e mediterranea. L’età preistorica è documentata da reperti frutto di vecchi rinvenimenti effettuati nel territorio polesano e da testimonianze risalenti all’Età del Bronzo finale, momento in cui il Polesine vide un’ apertura verso il basso Adriatico, il mar Tirreno e il Mediterraneo orientale. Ampio risalto è dato alla ceramica attica a figure nere e a figure rosse, caratteristica specifica della documentazione archeologica di Adria. Seguono sezioni in cui vengono illustrati gli abitati e le sepolture risalenti alla fase arcaica e classica. Si prosegue con gli accadimenti risalenti al IV secolo a.C., epoca di crisi per Adria e di cambiamenti in Italia settentrionale, per l’arrivo dei Celti, e nel Mediterraneo, in conseguenza delle imprese di Alessandro Magno; anche in questo caso le sepolture sono le principali fonti di documentazione. La nuova parte meridionale del piano primo è dedicata al III secolo a.C., periodo in cui Adria attraversò un momento florido; sono esposti ricchi corredi funebri, che illustrano i vari aspetti della nuova società adriese di allora. Un ballatoio permette poi di avere una suggestiva visione dall’alto della Tomba della Biga, un altro degli elementi specifici del museo. Ultima e nuova, la Sezione romana, inaugurata lo scorso 28 marzo, corona e completa il progetto di totale rinnovamento del Museo Archeologico Nazionale di Adria.


Fonte: "CulturaItalia.it"

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10 febbraio 2009

Corciano (PG). Aperto il nuovo Museo Archeologico Antiquarium

A partire dal 9 gennaio 2009 è stato inaugurato il nuovo museo archeologico Antiquarium, che si trova all'ingresso del paese.
L'Antiquarium raccoglie reperti paleontologici, preistorici e numerose testimonianze di età etrusca e romana provenienti dal territorio comunale.
Il Museo nasce all'insegna di un nuovo modo di concepire la mostra, non più come luogo di esposizione statico, ma dinamico, capace di rinnovarsi, di stimolare approfondimenti ed aggiornamenti e di mettersi soprattutto in relazione con il territorio.
Il percorso espositivo è prevalentemente cronologico ed inizia con la sezione Paleontologica che comprende resti di fossili di ammoniti mesozoici e quelli di mammiferi quaternari,per poi proseguire con l'esposizione di reperti preistorici e protostorici risalenti al Paleolitico superiore, all' Età del Rame, del Bronzo e del Ferro.
I reperti sono accompagnati da un aggiornato apparato didattico che illustra due tappe fondamentali della storia del territorio.
Si passa poi alla sezione dedicata all'archeologia classica con testimonianze etrusche e romane, tra gli oggetti più significativi segnaliamo la riproduzione di un carro etrusco, un grande sarcofago e numerosi bronzetti a figura umana e animale.
Nella sezione dell'età ellenistica alcune tombe provenienti dalla necropoli di Strozzacapponi sono state ricostruite in scala 1:1 e sono stati ricollocati i corredi funerari nella posizione originale; arricchiscono l'esposizione alcuni pezzi concessi in prestito temporaneo dalla Direzione dei Musei Vaticani.
Il percorso espositivo è prevalentemente cronologico e suddiviso nei principali temi culturali.

INFORMAZIONI
ANTIQUARIUM COMUNALE
Via Cornaletto, 4/C
06073 Corciano

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:
Associazione Promozione Corciano
Tel. 075-5188255/260
email: info@promozionecorciano.it

Fonte: "Redazione Archaeogate"

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27 novembre 2008

Prossimi eventi al Museo Archeologico di Artimino

In occasione della annuale Fiera di Carmignano, il Museo di Artimino vi segnala due interessanti appuntamenti legati alle produzioni più famose e apprezzate del territorio, il vino e l'olio extra-vergine di oliva. Nello scenario del museo sarà infatti possibile partecipare ad un percorso sull'arte del vino con prove di miscelatura e di degustazione di vino etrusco, mentre ai più piccoli sarà dedicato il laboratorio didattico sulla storia dell'olio con la possibilità di costruire una lucerna etrusca ad olio.

- L'arte del Vino. Il gusto del Vino Etrusco

sabato 29, domenica 30 novembre

sabato 6, domenica 7, lunedì 8 dicembre

ore 11.00, durata 1h, 3€ a persona, prenotazione obbligatoria

- A ciascuno il suo olio!

sabato 13, domenica 14 dicembre

sabato 20, domenica 21 dicembre

ore 11.00, durata 1h, 3€ a persona, prenotazione obbligatoria

Vi ricordiamo che domenica 30 novembre è l'ultimo appuntamento per questo anno con Pegaso fa colazione al Museo!, un modo originale e divertente per fare colazione giocando. Ore 10.30, durata 1 h 30, 4€ a bambino, prenotazione obbligatoria

E per trascorrere una simpatica Epifania , vi anticipiamo che il 6 gennaio 2009 sarà interamente dedicato ai bambini e ai giochi etruschi. E allora...

- Giochiamo con gli Etruschi!

6 gennaio 2009

ore 10-12 e 15-17; 5€ a bambino, prenotazione obbligatoria

Vi invitiamo a contattarci per ulteriori informazioni ai numeri:

055 8718124 – 3337481478, oppure a scriverci all'indirizzo: info@carabas-snc.it

Informazioni

Museo archeologico comunale di Artimino
(c/o Villa Medicea "La Ferdinanda" di Artimino)

Viale Papa Giovanni XXIII

59015 Carmignano (Po)

tel. 055 8718124
fax 055 8718124

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Carabas!
Agenzia di Valorizzazione dei Beni Culturali
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