ARCHEOBLOG

Giornale archeologico e culturale costantemente aggiornato con le ultime notizie e gli ultimi approfondimenti storico-archeologici



20 maggio 2010

Bitonto: in mostra lo sport dall’archeologia al neoclassicismo

In occasione dell'unica tappa pugliese del 93° Giro d'Italia, dal 15 maggio al 26 giugno, la Galleria Nazionale della Puglia e la  Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici partecipano a questa importante manifestazione sportiva  con la mostra “Atleti in Galleria. Quando lo sport ispira gli artisti” , realizzata in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e con il patrocinio del Comune di Bitonto. In mostra Il discoforo di Andrea Appiani massimo esponente del neoclassicismo lombardo, appartenente alla collezione della Galleria Nazionale e alcuni reperti archeologici risalenti alla prima metà del IV secolo a.C. di proprietà del Museo della “Fondazione De Palo –  Ungaro” di Bitonto, come il cratere a campana apulo a figure rosse con l'atleta incoronato da Nike, l'oinochoe con il giocatore di palla e alcuni attrezzi connessi alla pratica sportiva nel mondo antico. Nell'atrio del rinascimentale Palazzo Sylos Calò, sede della galleria, sono esposti fantasiosi elaborati realizzati dai ragazzi delle scuole elementari e medie di Bitonto sul tema della bicicletta e dello sport nel contesto del loro paese.

Link: www.gallerianazionalepuglia.beniculturali.it




Fonte: “www.culturaitalia.it”

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I musei archeologici della provincia di Roma espongono i tesori nascosti

frascatifanciulloMuseoTusolano 12 maggio 2010 - 20 giugno 2010

Al Complesso del Vittoriano una mostra di reperti provenienti da 34 strutture museali del territorio provinciali

Un viaggio alla scoperta del patrimonio archeologico del territorio romano: è quanto propone la Provincia di Roma in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal 12 maggio al 20 giugno negli spazi espositivi del Complesso del Vittoriano con la mostra “Ai confini di Roma. Tesori archeologici dai musei della Provincia”.

L’esposizione, allestita in sinergia con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio e la Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria Meridionale, presenta i reperti custoditi attualmente da 34 musei dell’area provinciale.

Il percorso di visita, curato da un comitato scientifico composto dalla soprintendente per i Beni Archeologici del Lazio Marina Sapelli Ragni, dalla soprintendente per i Beni Archeologici dell’ Etruria Meridionale Anna Maria Moretti, dall’archeologa Maria Teresa D’Alessio e dal presidente di Comunicare Organizzando Alessandro Nicosia, rientra nell’ambito delle attività della seconda edizione dell’iniziativa “La Provincia delle Meraviglie. Alla scoperta dei tesori nascosti”. La manifestazione, che ha in calendario diversi eventi promozionali, è curata da Comunicare Organizzando.

*Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini-Volto maschile in terracotta Fine I sec. a.C. - inizi I d.C.

Link: www.ambienterm.arti.beniculturali.it




Fonte: “www.culturaitalia.it”

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16 maggio 2010

Lipari (Me). In mostra gli idoli provenienti dal Museo di Arte Cicladica di Atene

Il padiglione della Sezione Preistorica del Museo Archeologico Regionale Eoliano “Luigi Bernabò Brea” ospita, da sabato 8 maggio al 31 luglio, una prestigiosa mostra di reperti provenienti dal  Museo di Arte Cicladica di Atene. Grazie ai proficui rapporti di collaborazione e di scambio avviati con il Museo ateniese e la Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Messina, saranno esposti al pubblico alcuni raffinati idoli di marmo caratteristici della preistoria delle Isole Cicladi della Grecia che, contestualmente, verranno messi a confronto con gli idoli a forma di violino rinvenuti nella provincia di Messina. La mostra rappresenta un’o ccasione unica per poter ammirare questi particolari idoletti che, in modo stilizzato, rappresentano la figura femminile. La mostra è anche un’occasione per scoprire una delle più antiche testimonianze dei contatti tra la Sicilia ed il mondo Egeo avvenuti alla fine del IV millennio a.C. Il percorso espositivo, organizzato in collaborazione con l’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, rientra nell’ambito delle iniziative finalizzate alla promozione e valorizzazione delle risorse museali della regione.

Informazioni

Museo Archeologico Regionale Eoliano “Luigi Bernabò Brea”

Via del Castello – Lipari (Messina)

Tel. (090) 9880174- 9880594- Fax (090) 9880175
e-mail: museo.arche.brea@regione.sicilia.it




Fonte: “www.culturaitalia.it”

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08 maggio 2010

Boscoreale (NA). Mostra “I calchi”

Fino al 20 dicembre 2010

L’Antiquarium di Boscoreale ospita la mostra didattica “I calchi”, terzo appuntamento del ciclo di manifestazioni “Uno alla volta” organizzato dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, dedicato allo studio del mondo antico attraverso i reperti dell’area vesuviana.
La mostra “I calchi”, curata dalla d.ssa Grete Stefani diretrice dell’Antiquarium di Boscoreale, affronta un argomento che suscita particolare interesse nei visitatori, quello delle vittime dell’eruzione che distrusse Pompei nel 79 d.C..
Partendo dal calco di cane della Casa di Orfeo, che insieme al calco di un maiale e a quello di una donna rinvenuta nella Villa della Pisanella di Boscoreale è in esposizione permanente all’Antiquarium, vengono messi in mostra altri calchi umani eseguiti a Pompei, in copia o in originale, a partire dalle prime esperienze del metodo inventato da Giuseppe Fiorelli, direttore degli scavi di Pompei dal 1861 al 1875, fino alle più recenti.
Il metodo di Fiorelli, prevedeva una colata di gesso liquido nella cavità lasciata dal corpo nel materiale vulcanico, che consentiva così di recuperare l’immagine delle vittime dell’eruzione.
Tra i calchi esposti quello di un intero gruppo familiare dalla Casa del Bracciale d’oro e quello di un bambino ritrovato nelle vicinanze della stessa casa; dalla Casa del Criptoportico il calco di un uomo in cui sono evidenti le tracce dei calzari con i resti delle borchie in ferro, e quello dell’uomo caduto dalle scale durante la fuga dalla Casa di Fabio Rufo.
Ad illustrare la storia delle diverse tecniche utilizzate nella riproduzione  dei calchi, in mostra anche il calco in resina realizzato nel 1984 eseguito su una delle vittime venute alla luce in un ambiente della Villa di Lucius Crassius Tertius di Oplontis. Quest’ultimo sistema sperimentato integra il metodo del calco in gesso ideato da Fiorelli con quello della fusione a cera della statuaria in bronzo, permettendo di realizzare un calco trasparente che rende visibile lo scheletro consentendo l’individuazione e il recupero di gioielli e oggetti che le vittime portavano con sé al momento della fuga.

Informazioni

Orari: 8.30 - 17.00 (orario invernale)  - 8.30 - 18.30 (orario estivo).
La mostra è visitabile con lo stesso biglietto di accesso al Museo
Antiquarium di Boscoreale, Via Settetermini, 15 - loc. Villa Regina - Boscoreale (Na)




Fonte: “www.pompeiisites.org”

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30 aprile 2010

Pisa. Mostra "Lungo il Nilo. Ippolito Rosellini e la spedizione franco-toscana in Egitto (1828-1829)"

28 aprile 2010 - 25 luglio 2010 

357_event_1142_1 Per tre mesi il fascino dell'antico Egitto vivrà nelle sale di Palazzo Blu, sul lungarno di Pisa. Dal 28 aprile al 25 luglio 2010, si terrà la mostra LUNGO IL NILO che racconterà la vicenda dell'archeologo pisano Ippolito Rosellini (1800-1843).
L'esposizione, curata da Marilina Betrò, professore di Egittologia all'Università di Pisa, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, col patrocinio del Comune di Pisa, prodotta da Giunti arte mostre musei, in collaborazione con Trenitalia, Coop, SAT - Pisa International Airport, presenterà più di 200 pezzi tra reperti egizi, disegni e manoscritti - conservati nelle collezioni della Biblioteca Universitaria di Pisa, dal Museo Egizio di Firenze, dalle Collezioni Egittologiche dell'Ateneo pisano, dal Museo dell'Opera Primaziale Pisana e dal Museo Botanico di Pisa - scelti tra quanto di più bello e significativo Rosellini riportò in Italia, a seguito della Spedizione Franco-Toscana del 1828-1829. L'impresa fu voluta dal Granduca di Toscana, Leopoldo II, e poi dal re di Francia Carlo X, e vide il giovane egittologo italiano affiancare Jean-François Champollion, cui va il merito di aver decifrato nel 1822 la Stele di Rosetta, che aveva riaperto la strada agli studi sull'antico Egitto.

Località della manifestazione

Pisa, Palazzo Blu - Lungarno Gambacorti, 9

Link: http://www.mostraegittopisa.it/




Fonte: “www.archaeogate.org”

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20 aprile 2010

Isernia. Mostra “Lungo le Rotte dei Micenei. L’insediamento dell’età del Bronzo di Monteroduni”

1271677812404_Monteroduni,_un_momento_dello_scavo La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise in collaborazione con la Cattedra di Paletnologia dell'Università "Sapienza" di Roma e il Comune di Monteroduni (IS), presenta una mostra dedicata all'età del bronzo.
Gli scavi condotti in anni recenti nell’insediamento dell’età del Bronzo di Monteroduni – località Paradiso (Isernia) forniscono nuovi dati circa i traffici egei in Italia centro – meridionale.
Per la prima volta, infatti, elementi micenei sono stati individuati in un sito interno del Molise, presumibilmente giunti attraverso la mediazione dei centri costieri dell’Italia meridionale.
Tra i reperti risalenti al XII sec. a.C., rinvenuti all’interno di una struttura scavata nel banco di travertino, di particolare interesse sono un frammento di ceramica tornita dipinta con motivo a spirale di tipo miceneo e grandi contenitori in impasto (dolia), per la conservazione e lo stoccaggio di derrate alimentari, che ugualmente rinviano a modelli di origine egea. Il sito, pur non essendo di grande estensione, si connota pertanto come un centro di carattere agricolo.
Altri rinvenimenti sono stati effettuati nelle immediate vicinanze e nei livelli archeologici inferiori (riferibili alle precedenti fasi dell’età del Bronzo: XX-XIII sec. a.C.), privi tuttavia di elementi strutturali. Una ulteriore formazione di travertino ha sigillato e protetto nei millenni sia i materiali archeologici che la struttura insediativa.

Informazioni Evento:

Data Inizio: 22 aprile 2010
Data Fine: 15 gennaio 2011
Costo del biglietto: € 2,00
Luogo: Isernia, Museo Archeologico - Complesso di Santa Maria delle Monache
Orario: 08:30 - 20:00
Telefono: 0865410500
E-mail: sba-mol@beniculturali.it




Fonte: “www.beniculturali.it”

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13 aprile 2010

Pompei (NA). Mostra “Pompei e il Vesuvio. Scienza, conoscenza ed esperienza”

1269871551052_Pompei-e-il-Vesuvio La mostra, che apre al pubblico il 30 marzo ore 11, fino al 1 agosto, è stata concepita con un duplice intento, e in futuro si trasformerà infatti in un punto informativo stabile. Da un lato, attraverso una pluralità di supporti visivi, exibit scientifici, manufatti e reperti archeologici, presentare e approfondire tematiche connesse con la storia di Pompei e l’evoluzione degli scavi; dall’altro lato sensibilizzare e diffondere, attraverso moderne tecnologie, una cultura della prevenzione del rischio vulcanico, un rischio la cui incidenza in tutto il territorio del Golfo di Napoli è elevatissima.
‘Questa mostra è molto di più di una iniziativa didattica. – spiega Marcello Fiori, commissario delegato dell’area archeologica - Mancava infatti un percorso di conoscenza che potesse introdurre i giovani e non solo alla visita degli scavi di Pompei e al suo rapporto storico con il Vesuvio. Pompei è il ricordo di una tragedia che per noi è divenuta opportunità unica di saperi, ma il legame con il territorio e con i suoi rischi non va mai dimenticato. L’obiettivo è di far crescere sempre più questa esperienza rendendola parte integrante della visita’’.
Cinque le sezioni in cui si divide il percorso espositivo. Il Vesuvio la cui eruzione fu causa della fine di Pompei; alla fama mondiale di questo vulcano è dedicata la prima sezione, in cui saranno esposte suggestive riproduzioni, antichi documenti d’archivio, campioni di rocce, nonché filmati e fotografie delle più devastanti eruzioni. A seguire, “L’ultimo giorno di Pompei”, sezione dedicata ad una narrazione storica, scientifica, letteraria, visiva e virtuale che ricostruisce gli ultimi istanti della città in quel fatidico 79 d.C. Il percorso prosegue dando ampio spazio alla storia degli scavi, 250 anni di ricerche, che hanno condotto al rinvenimento delle antiche vestigia sepolte. La sezione affronta le diverse fasi che hanno portato al disvelamento dell’antica città: dalle prime campagne di scavo volute da Carlo di Borbone nel 1748, fino alle ultime campagne di scavo attuate con criteri sempre più rivolti alla conservazione. A chiudere il percorso il punto informativo, nel quale il visitatore può personalizzare la sua esperienza all’interno dell’area archeologica, creare il proprio itinerario di visita e scoprire le nuove iniziative per godersi il meraviglioso spettacolo della città, in piena autonomia.
Infine, un’ultima grande sezione è dedicata al “Laboratorio di esperienze”, una vasta area in cui sono allestiti macchinari e supporti didattici, tra cui una speciale tavola sismica “vibrante” in grado di simulare il terremoto e gli effetti dei diversi fenomeni naturali, utili a sensibilizzare i cittadini a questi temi.
A tali strutture si accompagnano contributi audiovisivi e l’esposizione delle principali attrezzature e tecnologie attualmente in uso per la prevenzione del rischio vulcanico, il tutto a garantire la più aggiornata conoscenza del rischio e delle migliori strategie in uso per mitigarne gli effetti distruttivi.
La mostra è organizzato dal Commissario Delegato, Marcello Fiori, dalla Soprintendenza Speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei e dalla Provincia di Napoli, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile -, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’Osservatorio Vesuviano. Collaboratori ufficiali: Cinecittà Luce e Raiteche.

Informazioni Evento:

Data Inizio: 30 marzo 2010
Data Fine: 01 agosto 2010
Costo del biglietto: gratuito; Per informazioni 081 8575347
Prenotazione: Nessuna
Luogo: Pompei, Scavi di Pompei
Orario: tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30
Sito Web: http://www.pompeiisites.org/




Fonte: “www.beniculturali.it”

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12 aprile 2010

Milano. Mostra “I due imperi. I capolavori dell’antica Cina e dell’Impero Romano a confronto”

I due imperi 14 aprile 2010

Conferenza Stampa di presentazione della mostra I due Imperi i capolavori dell’antica Cina e dell’Impero Romano a confronto, che sarà esposta a Palazzo Reale di Milano, dal 16 aprile al 5 settembre 2010.

Interverranno:
Massimiliano Finazzer Flory, Assessore alla Cultura del Comune di Milano
Gu Yucai, Deputy Director general of SACH
Mario Resca, Direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Stefano De Caro, Direttore generale per le antichità del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Maurizio Scarpari, Professore di Lingua cinese classica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia
introduce:
Domenico Piraina, Responsabile servizio coordinamento e gestione mostre Assessore alla Cultura

Luogo: Milano, Palazzo Reale, Sala Otto Colonne
Orario: 14.00

COMUNICATO STAMPA

Risultato della cooperazione pluriennale tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana e lo State Administration for Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese per la prima volta in Italia e al mondo una mostra darà l’opportunità di accostare i due più importanti Imperi della storia, l’Impero Romano e le dinastie cinesi Qin e Han nel periodo che va dal II sec. a.C. al IV sec. d.C.
L’assessorato alla Cultura del Comune di Milano presenta un’esposizione congiunta di oltre 450 capolavori italiani e cinesi, in cui saranno ricostruite le tappe e i momenti salienti del sorgere e dello sviluppo dei due imperi e verranno messi in luce aspetti della vita quotidiana, della società e della comunicazione sociale, del culto e dell’economia. Saranno messe a confronto, “in parallelo”, le testimonianze dei traguardi raggiunti nei vari settori dell’arte, della scienza e della tecnica.
Oltre agli ormai famosi guerrieri di terracotta, si potranno ammirare straordinarie statuette di ceramica che raccontano i costumi, la moda, le arti cavalleresche e militari della cultura cinese, affiancati a maestosi gruppi statuari in marmo, affreschi, mosaici, utensili in argento, altari funebri appartenenti alla tradizione artistica dell’impero romano.
“Non solo due Imperi: quello romano e quello cinese, ma anche due grandi mondi in un ampio e importante arco temporale – spiega Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura del Comune di Milano ‐. Perché porre in dialogo due culture che incarnano e simboleggiano Occidente e Oriente significa aprirsi alla storia dei popoli, alle usanze, i costumi, le leggi, l’economia, il pensiero, le arti. Attraverso un movimento che conduce all’archeologia all’antropologia. Per scoprire, con qualche sorpresa, che le tangenze fra civiltà apparentemente distanti non sono poche”.
La rassegna, che si svolgerà dal 16 aprile al 5 settembre 2010, a Palazzo Reale di Milano, è il risultato della cooperazione bilaterale tra Italia e Cina ed è organizzata da Palazzo Reale di Milano e da MondoMostre, ed è realizzata con il contributo di Credit Suisse. Un progetto che ha visto aprire la sua prima tappa a Pechino, al Beijing World Art Museum (29 luglio ‐ 4 ottobre 2009), per l’importante occasione delle celebrazioni per il 60° Anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese e successivamente a Luoyang, al Luoyang Museum dal 29 ottobre 2009 al 15 gennaio 2010.
Dopo Milano la mostra inaugurerà l’Anno della Cina in Italia il prossimo 6 ottobre 2010 a Roma, alla Curia del Foro Romano e al Colosseo.

Unica nel suo genere, la mostra vede la partecipazione delle più importanti sedi museali di Cina e Italia con quasi 50 musei coinvolti e oltre 450 oggetti. La parte italiana della rassegna è curata dal Professor Stefano De Caro, Direttore Generale per i Beni Archeologici del MIBAC mentre la sezione cinese è curata dal Professor Xu Pingfang (Responsabile dell’Istituto di ricerca archeologica dell’Accademia Cinese di Studi sociali, Direttore della Società Cinese di Archeologia, capo editore del Yanjing Xuebao). Ben 36 sono i musei prestatori in Cina con opere provenienti dalle province dello Shaanxi, (sede della Capitale dell’Impero Chang’an), dello Henan, Hebei, Jiangsu, Liaoning, Hunan, Guandong, Guanxi e dal Gansu, che concedono reperti prestigiosi, alcuni dei quali classificati come tesori nazionali, e mai usciti prima dal territorio cinese. Per la parte Italia, saranno protagonisti i più importanti siti e musei archeologici nazionali.
La mostra. L’obiettivo della mostra, attraverso la visione dei capolavori dei due Imperi, è quello di accostare, per la prima volta a un livello così alto, le rispettive strutture sociali, investigare i rispettivi ambiti politici ed economici, e le influenze di entrambi sulle civiltà d’Oriente e Occidente. La rassegna intende proporre ai visitatori un confronto che, seppur mai avvenuto concretamente e direttamente nella storia, risulta estremamente affascinante ed interessante pur nella sua apparente impossibilità. Si vedrà come in condizioni storiche e geografiche del tutto peculiari, due grandi culture abbiano sviluppato esiti ora del tutto diversi, ora simili, differenti nelle forme esterne, ma affini nella struttura funzionale. I guerrieri di terracotta, una veste funeraria di giada, un sarcofago laccato con preziosi intarsi di giada, il prezioso stendardo in seta dipinta e il corredo funerario di Mawangdui, con lacche e bronzi, affreschi di epoca Han, modelli di case, utensili in bronzo e oro, testimoni di un florido impero cinese, e molti dei quali mai usciti fin ora dai confini nazionali, saranno affiancati da altrettanto maestosi gruppi statuari in marmo, affreschi, mosaici, utensili in argento, altari funebri appartenenti alla tradizione dell’impero romano. Seguendo un ideale percorso storico‐artistico realizzato per tappe tematiche, lʹesposizione presenterà, dunque, lʹevoluzione della civiltà cinese in quel periodo di grande complessità e splendore, in cui si plasmò e consolidò il primo grande impero e la capillare struttura amministrativa che ha avuto continuità per oltre ventuno secoli. Contemporaneamente, agli antipodi dellʹEurasia, Roma, nella sua epoca imperiale, rappresentava in assoluto la potenza dominante a livello politico, economico e militare nel mondo civilizzato occidentale, divenendo epicentro, altresì, della produzione artistica e culturale.
Impero romano e impero cinese: le radici del confronto. Le dinastie Qin e Han e l’Impero Romano, avendo avuto un ruolo di assoluta e indiscussa importanza nell’antichità, hanno gettato le basi di strutture politiche e sociali valide ancora oggi, stabilendo regole capaci di influenzare fortemente la storia dei secoli successivi. Agli inizi della nostra era, e per pressappoco i due secoli successivi, circa la metà dell’umanità si è venuta a trovare sotto il controllo di uno dei due grandi poteri: l’Impero Romano e l’Impero Han, ai poli opposti dell’Eurasia. Due Imperi di pari dimensione (controllavano direttamente circa quattro milioni di chilometri quadrati di territorio) e pari popolazione (circa 50‐60 milioni di abitanti) con burocrazie simili, divisi in un numero paragonabile di entità amministrative, con strutture militari enormi, capaci di imporre il rispetto ai vicini oppure di assoggettarli. Entrambi si consideravano al centro del mondo, di tutto il mondo, rispettivamente dell’Orbis Terrarum e del Tianxia (tutto quello che sta sotto il Cielo). Entrambi furono travolti da invasioni di popoli che consideravano “barbari”. La Storia della Dinastia Han Occidentale riporta i costumi di Da Qin, o ʺGrande Cinaʺ, un regno vicino alla estremità occidentale della terra. I suoi abitanti erano alti e avevano la testa rasata, indossavano abiti ricamati, piantavano alberi di gelso per i bachi da seta ed “il loro sovrano occupava cinque palazzi le cui colonne
erano realizzate in cristallo di vetro.”Il fatto che queste caratteristiche non abbiano alcuna somiglianza riconoscibile con lʹImpero romano come noi lo conosciamo potrebbe avere qualcosa a che fare con il fatto che lʹaccesso a questo paese remoto fosse bloccato da ʺ molti leoni e tigri feroci, che attaccavano i viaggiatori e sono sempre divorati se in numero inferiore ad un centinaio di uomini armatiʺ. Gli osservatori romani erano di fronte una situazione simile: per loro, l’estremità orientale dellʹAsia era ʺnon di facile accesso; pochi uomini vengono da lì, e raramente.ʺ Questo ha reso difficile per visitare quelli che Orazio chiamava i Seres o ʺUomini della Seta,ʺ che vivevano per più di duecento anni, che Plinio descrive occupati a raschiare la seta dagli alberi, avevano gli occhi azzurri e i capelli rossicci (rutulis comis, caeruluis oculis).
Il fatto straordinario è che, se non fosse stato per la difficoltà di comunicazione, lʹosservatore contemporaneo avrebbe potuto notare le numerose similitudini tra i due potenti imperi. E se realmente si fossero infittiti i rapporti, secoli di contatto prolungato avrebbero probabilmente consentito a storici e filosofi politici di entrambe le parti di notare le tendenze convergenti nel tempo: lo spostamento da città‐stato a sistemi politici territoriali; la trasformazione delle mobilitazioni di massa in eserciti professionali; la crescita di un servizio civile proto burocratico; differenze nelle organizzazioni provinciali eclissate dalla centralizzazione del controllo governativo; una massiccia espansione dellʹofferta di moneta tramite un conio controllato dallo Stato; il censimento della popolazione generale; la codifica del diritto; la progressiva concentrazione della ricchezza tra le élite e lo sviluppo del mercato della proprietà terriera; una trasformazione di piccoli proprietari in affittuari, unita alla crescente forza dei legami clientelari tesi a indebolire lʹautorità dello Stato; i falliti tentativi di riforma agraria ed i successivi disordini rurali; una unificazione ideologica attraverso progetti di architettura monumentale, riti religiosi; la creazione di una cultura di élite omogenea e di un corpus di classici; lʹemergere di una storiografia centrata sulla Corte Imperiale; ideologie e diritto imperiali sostenute da poteri trascendenti e, successivamente, trasformazioni religiose che portano alla formazione di Chiese autonome e all’emergere di concetti etici e di salvezza individuali rispetto ai valori della comunità. Ma essi avrebbero anche potuto riflettere sul significato delle differenze evidenti, come ad esempio lo sfondo repubblicano dello stato romano, il peso relativo dei proprietari terrieri e dei funzionari dipendenti dal governo imperiale, le funzioni e l’importanza del lavoro degli schiavi, il grado di autonomia del potere militare; lʹinesistenza, nell’impero Han, di un’equivalente del diritto civile romano ma anche l’assenza, a Roma, di una stabilità dinastica simile a quella cinese o di una filosofia confuciana legalista su cui fondare lʹautorità dello Stato e la sua legittimità.
Ma purtroppo le distanze erano troppo grandi per permettere questo tipo di confronti: la rotta terrestre da Changʹan alla costa mediterranea si snodava attraverso 7.000 km di steppe e montagne, mentre anche la via più diretta via mare dallʹEgitto al Vietnam misura quasi 12.000 km. Così alla fine per entrambi gli imperi, la conoscenza empirica della controparte rimase confinata alle merci che venivano portate da intrepidi intermediari: seta, giada e oggetti in ferro provenienti dalla Cina, biancheria, vetro, gesso dal Mediterraneo.
Il catalogo, curato da Stefano de Caro e Maurizio Scarpari, è pubblicato da 24ORE Motta Cultura.

Informazioni Evento:

Data Inizio: 16 aprile 2010
Data Fine: 05 settembre 2010
Costo del biglietto: € 9,00; Riduzioni: € 7,50; ridotto speciale € 4,50
Prenotazione: Facoltativa; Url prenotazioni: www.ticket.it/imperi
Sede: Milano, Palazzo Reale - Piazza Duomo, 12 
Orario: lunedì, dalle ore 14,30 alle 19,30;   martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle ore 9,30 alle 19,
Telefono: 02 54911
Informazioni: www.mondomostre.it | www.comune.milano.it/palazzoreale




Fonte: “www.beniculturali.it”

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08 aprile 2010

Abu Simbel – Il salvataggio dei Templi, l’uomo e la tecnologia

Al Museo Egizio di Firenze dopo i successi in Egitto

7eb2dfb1a5bf2fdbde8c29e791614642714af9f Nell’immenso patrimonio culturale ed architettonico del Centro Storico di Firenze, iscritto dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale nel 1982, particolare risalto merita il Museo Egizio, diretto dalla Dott.ssa Maria Cristina Guidotti, secondo in Italia solo al famoso Museo Egizio di Torino, ed ospitato nel palazzo del Museo Archeologico. Attualmente il Museo Egizio di Firenze conta oltre quattordicimila reperti, distribuiti in nove sale, in gran parte rinnovate, e due depositi.
Un primo nucleo di antichità egiziane era presente a Firenze già nel settecento, nelle collezioni medicee, ma nel corso dell'ottocento fu ampiamente incrementato. Grande merito in proposito ebbe il Granduca di Toscana Leopoldo II che, oltre ad acquistare alcune collezioni, finanziò, insieme a Carlo X re di Francia, una spedizione scientifica in Egitto negli anni 1828 e 1829. La spedizione era diretta da Jean François Champollion, il decifratore dei geroglifici, e dal pisano Ippolito Rosellini, colui che sarebbe divenuto il padre dell'egittologia italiana, amico e discepolo di Champollion. Solo nel 1880 il Museo Egizio fiorentino ebbe la sua sede definitiva all'interno del Museo Archeologico, e con il direttore Ernesto Schiaparelli ebbe anche un nuovo importante incremento.
E proprio il Museo Egizio ospiterà, dopo i notevoli successi ottenuti ad Alessandria d’Egitto ed al Cairo, la mostra documentaria sul salvataggio dei Templi di Abu Simbel, compiuto negli anni ’60 da una cooperazione internazionale di 119 Nazioni, tra cui l’Italia, che rivestì un ruolo fondamentale con l’apporto di numerosi studiosi e tecnici altamente qualificati.
Oltre 40 milioni di ore di lavoro, più di 5 anni di lavoro, oltre 4.000 blocchi di svariate tonnellate tagliati e riposizionati 65 metri più in alto ed oltre 200 metri verso l’interno, 2000 operai, quasi tutti locali, 150 tecnici provenienti da tutto il mondo, 50 famiglie, 20 bambini, neanche un incidente mortale. Questi alcuni numeri di una grande vittoria dell’uomo che, dal 1964 al 1968, riuscì a salvare i Templi di Abu Simbel, in Egitto, destinati alla definitiva scomparsa in seguito alla costruzione della grande diga di Aswan. La mostra evidenzierà, infatti, le forze umane che hanno realizzato questo grandioso progetto, il loro ingegno nel risolvere grandi problemi quotidiani in un’epoca che non aveva ancora visto nascere l’elettronica e la tecnologia avanzata, la manodopera e le esecuzioni manuali, con il loro umile ma indispensabile contributo. Promotore di questo progetto per salvare gran parte dei monumenti della Nubia fu l’U.N.E.S.C.O., che nel 1979 riconobbe i Templi di Abu Simbel come Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Due gli obiettivi dell’evento: il primo è quello di raggiungere un pubblico globale e sensibilizzarlo alla storia dell’uomo, alle sue imprese ed alle sue idee, e il secondo quello di una occasione unica per valorizzare il tessuto imprenditoriale tra le realtà culturali, sociali ed economiche della Toscana, dell’Italia e dell’Egitto.
Promossa e realizzata dall’Associazione Culturale World Wide Artists Gallery e da Promoroma, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma, la mostra, in programma dal 9 aprile al 9 maggio 2010, sarà ospite del Museo Egizio di Firenze, presso il Museo Archeologico, e sarà occasione di contatti e scambi dai quali ci si aspetta una maggiore interazione tra i paesi del Mediterraneo, custodi e responsabili del più ampio bacino archeologico, culturale ed imprenditoriale del mondo.

Informazioni Evento:

Data Inizio: 08 aprile 2010
Data Fine: 09 maggio 2010
Costo del biglietto: 4 euro (gratuito per la settimana della cultura); Riduzioni: 2 euro
Prenotazione: Telefono prenotazioni: 055294883 (Firenze Musei)
Luogo: Firenze, Museo Egizio presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze
Orario: martedi - venerdi 08.30-19.00 / sabato domenica 08.30-14.00
Telefono: 05523575
Fax: 055242213
E-mail: sba-tos.museofirenze@beniculturali.it
Sito Web: http://www.archeotoscana.beniculturali.it




Fonte: “www.beniculturali.it”

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30 marzo 2010

Tivoli (RM). Villa Adriana, una storia mai finita

1269599837828_Senza-titolo-1 L’imperatore Adriano impiegò molti anni a realizzare la sua residenza ai piedi dei colli Tiburtini, nell'odierno comune di Tivoli. Voleva una villa che racchiudesse il mondo. Più viaggiava e conosceva luoghi, più aggiungeva edifici, padiglioni, paesaggi. Fu per lui un lavoro continuo, fino al giorno della sua morte, nel 138 dopo Cristo. Secoli dopo, più o meno dal 500 in poi, infaticabili furono i cavatori di tesori che, scavando, scoprirono statue, mosaici e decori, portandoli via dalla villa per arricchire le corti di tutta Europa.
Oggi, è infaticabile invece la ricerca che porta alla luce altri luoghi della villa e altre statue, e rivela sempre nuove e sconosciute arditezze dell'imperatore. Dal 1° aprile, i ritrovamenti più recenti di Villa Adriana saranno ripercorsi in una mostra all'Antiquarium del Canopo, con le indagini dei «detective» che ne hanno rintracciato i capolavori sottratti, disseminati in ogni angolo del Pianeta. Molti torneranno a casa per la mostra, come il celebre Fauno ebbro in marmo rosso antico dei Musei Capitolini, o i ritratti d'imperatori dai Musei Vaticani, o una consolle di marmo ora ai British Museum. Altri decori in marmo e mosaico si vedranno appena ricomposti e restaurati.


Informazioni Evento:

Data Inizio:01 aprile 2010
Data Fine: 01 dicembre 2010
Costo del biglietto: 10 euro; Riduzioni: 6.75 euro
Luogo: Tivoli, Villa Adriana, Antiquarium del Canopo
Telefono: 06 39967900




Fonte: “www.beniculturali.it”

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Ragusa. Mostra "Elmi per gli uomini, per gli dei"

01 aprile 2010 - 28 giugno 2010 

196_event_1105_2 Dieci antichissimi elmi del Pergamon Museum di Berlino, alcuni dei quali provenienti dal santuario di Olimpia (VII sec. a.C) in Grecia e finora esposti esclusivamente nella città tedesca, arriveranno nei prossimi mesi a Ragusa. Saranno i protagonisti di "Elmi per gli uomini, per gli dei", una straordinaria mostra archeologica che, dal 1° aprile al 28 giugno 2010, li vedrà affiancati ad altri cinque cimieri in bronzo d'età arcaica rinvenuti nelle acque siciliane del Mediterraneo e inseriti nelle collezioni dei Musei Archeologici Regionali di Ragusa e Camarina (Rg).
La mostra, ospitata nelle sale del restaurato Palazzo Garofalo, è promossa dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Ragusa e dal Pergamon Museum di Berlino con il sostegno dell'Assessorato Regionale per i Beni Culturali e all'Identità Siciliana in sinergia con il Museo della Cattedrale di Ragusa, la Provincia Regionale e il Comune di Ragusa e con il contributo di Emergency, l'associazione italiana indipendente e neutrale impegnata nei conflitti internazionali per offrire assistenza medico-chirurgica gratuita alle vittime civili delle guerre. In occasione della mostra sugli elmi di Berlino e Ragusa Emergency ne allestirà una parallela di fotografie che documentano gli orrori dei conflitti internazionali e civili in corso nel nostro pianeta. "L'idea che ci ha animati – spiega il Soprintendente di Ragusa, arch. Vera Greco – è quella di denunciare l'assurdità di ogni guerra partendo dalla testimonianza di un oggetto come l'elmo, simbolo inequivocabile di battaglie e duelli, di sangue e clangori pur lontani nel tempo: dalla storia di ieri, dunque, un invito al dialogo e al pacifico confronto culturale e dialettico rivolto ai potenti e agli uomini di ogni nazione". L'organizzazione e l'allestimento sono curati dalla Proloco di Ragusa.
La mostra sugli elmi, già accolta con favore alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum si configura come l'evento culturale dell'anno nella provincia di Ragusa e si appresta ad essere ufficializzata nei saloni internazionali dei turismo di Milano (BIT, in febbraio) e di Berlino (ITB, nel mese di marzo). "Il gemellaggio culturale fra Ragusa e Berlino - spiega il Soprintendente, arch. Vera Greco - risale al 2002, quando grazie allo spirito di cooperazione scientifica fra i nostri archeologi e i colleghi tedeschi, prestammo ai Musei di Stato della capitale tedesca, che comprendono appunto il celebre Pergamon, il bassorilievo del Guerriero di Castiglione ritrovato nell'omonima necropoli iblea nel 1999. Nel 2004, poi, ospitammo a Ragusa e a Giardini Naxos i loro Bronzi di Boscoreale, nel 2005 portammo a Berlino i Bronzi di Camarina mentre nel 2006 abbiamo avuto in prestito quegli Argenti di Paternò ritrovati nell'800 e mai esposti in Sicilia. Quest'anno, grazie a una rinnovata intesa con il nuovo direttore del Pergamon, Andreas Scholl, avremo in Sicilia questi dieci antichissimi elmi mai esposti fuori dalla Germania".
Lo scambio culturale fra i musei delle due città, che nelle precedenti edizioni ha prodotto un sensibile aumento delle presenze turistiche nel territorio ibleo - oltre a promuovere in Germania l'immagine positiva di una Sicilia che ha a cuore la sua storia e i suoi monumenti e agisce con intelligenza avviando scambi di opere d'arte con le più accreditate istituzioni accademiche internazionali - ha già trovato partner di grande profilo nel mondo dell'imprenditoria. Si tratta della compagnia aerea siciliana Wind Jet, che già effettua collegamenti da Catania e Palermo per Berlino, e che si assumerà il delicatissimo compito del trasporto aereo dei dieci elmi.


*Elmo Apulo-Corinzio IV sec. a.C., Pergamon Berlino


INFO: Soprintendenza BBCCAA di Ragusa
0932- 240457.

Località della manifestazione

RAGUSA, Museo della Cattedrale




Fonte: “www.archaeogate.org”

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25 marzo 2010

Catania. Mostra “Pulcherrima res. Il trionfo dell'ornamento”

In mostra a Catania 450 preziosi in metallo e pietra: otto millenni di arte del gioiello, anche di fattura siciliana, dal mesolitico all'età bizantina

Pulcherrima_Res Dopo la tappa palermitana, nel 2005, e quella senese nel 2007, giunge a Catania la mostra “ Pulcherrima res. Preziosi ornamenti dal passato'', ospitata nella Chiesa di San Francesco Borgia. L'esposizione, inaugurata lo scorso dicembre, è stata più volte proprgata, dato il grande successo ottenuto e il notevole flusso di visitatori: sarà possibile visitarla fino al 23 maggio.
“Pulcherrima res” espone 460 preziosi reperti in oro, argento, bronzo, vetro e gemme intagliate di varie epoche, di fattura anche siciliana. La narrazione dell'esposizione comincia con i primi, semplici, monili preistorici realizzati con conchiglie e ciottoli, passando ai manufatti delle culture egizia, fenicio-punica, greca e romana, fino ai sontuosi gioielli di età bizantina, sofisticate opere d'arte in cui si esprime tutta l'abilità creativa degli orafi di quel periodo. Oggetti di rara bellezza raccontano la storia di antichissimi ornamenti del corpo, di gioielli non solo femminili realizzati in otto millenni di storia dal mesolitico sino al periodo bizantino.

Evoluzioni tecniche, modi, usi, valori simbolici legati al mondo dell'ornamento e alla produzione orafa sono rappresentati da una selezione di reperti provenienti dalle raccolte del Medagliere del Museo Archeologico palermitano Antonio Salinas. L'esposizione, organizzata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania, è curata dalla direttrice dell'Antonio Salinas, Lucina Gandolfo.


Link: www.regione.sicilia.it


Fonte: “www.culturaitalia.it”

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19 marzo 2010

Torna in Italia dal Metropolitan di New York il Tesoro di Morgantina

Tornano in Italia dal Metropolitam Museum of Art di New York gli argenti del ''tesoro di Morgantina'' dal nome della citta' siciliana dove furono rinvenuti da scavatori clandestini. Grazie ad un accordo tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il museo statunitense ora, il complesso di argenti, sarà esposto a Roma, al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo fino al 23 maggio e poi, dal 4 giugno verranno esposti al Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas di Palermo. Si tratta di 16 oggetti, risalenti al III secolo a.C., ritenuti tra i più raffinati argenti ellenistici noti dalla Magna Grecia, di cui nel 1984 il Metropolitan annunciò con grande clamore l'acquisizione indicandone genericamente la provenienza da Taranto o dalla Sicilia orientale, e l'acquisto con una spesa di 2.700.000 dollari dal commerciante Robert Hecht negli anni 1981-1982 e 1984. Le indagini del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri insieme alle ricerche archeologiche condotte da Malcolm Bell III e agli studi specialistici di Pier Giovanni Guzzo, hanno reso possibile l'identificazione della provenienza degli oggetti da scavi clandestini nell'antica città siculo-greca di Morgantina.


Link: archeoroma.beniculturali.it


Fonte: “www.culturaitalia.it”

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12 marzo 2010

Roma. “L’Età della Conquista. Il fascino dell’arte greca a Roma”

Dal 13 marzo a Roma, Musei Capitolini, una grande mostra sull’arte antica greca e romana, prima rassegna del progetto quinquennale “I Giorni di Roma”

A partire dal 13 marzo fino al 5 settembre 2010, i Musei Capitolini ospiteranno una importante mostra di capolavori dell’arte antica provenienti dai maggiori Musei europei.

Nella rassegna, primo appuntamento del programma quinquennale I Giorni di Roma, saranno esposte opere di un periodo tra i più innovativi ed originali per l’intero sviluppo dell’arte occidentale: quello successivo alle campagne di conquista in Grecia, dalla fine del III secolo alla seconda metà del I a.C, uno dei momenti fondamentali per la futura identità culturale e artistica romana, non solo dell’età repubblicana.

Attraverso la visione di imponenti statue in marmo, raffinate opere in bronzo e terracotta, interi cicli scultorei, fregi ed elementi di arredo domestico in bronzo e argento, del più alto valore stilistico, verrà narrata un’epoca di profondi cambiamenti nei canoni stilistici e sul gusto estetico della Roma antica. Un periodo in cui l’influenza ellenica diventa preponderante fino a coinvolgere completamente il mondo culturale romano.

A cura di Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, con allestimento di Margherita Palli, L’età della conquista. Il fascino dell’arte greca a Roma è la prima del progetto di cinque mostre che abbraccia un arco di tempo di trecento anni: dal III al I secolo a.C. Un’iniziativa promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione - Sovraintendenza ai Beni Culturali; dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con la collaborazione delle Banche Tesoriere del Comune di Roma e organizzata da Zètema Progetto Cultura e MondoMostre.

La mostra

L’Età della conquista parte dal momento di formazione dell’Impero romano, quando Roma espande progressivamente il proprio controllo su tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna alle coste dell’Asia Minore. In questo periodo si assiste alla formazione di un linguaggio figurativo squisitamente romano, che fa tesoro di tutta la cultura artistica greca, che nel tempo viene recepita, assorbita e modificata. E’ questo il periodo in cui l’élite al potere avverte, con sempre maggior consapevolezza, il consolidarsi del proprio prestigio e lo esprime attraverso l’arte.

Roma tra il III e il I secolo a.C. diventa l’unica potenza egemone sull’intero bacino del Mediterraneo. A conclusione delle vittoriose campagne militari in Grecia e Magna Grecia, le ingenti quantità di denaro e i ricchi bottini di guerra determinarono un mutamento di gusti che si trasformò in rivoluzione culturale. Le opere d’arte greche esibite nel corso della processione trionfale dei generali Marcello, Flaminino, Emilio Paolo, Lucio Mummio e Pompeo erano di una qualità mai ammirata prima, talvolta persino in materiali preziosi fino ad allora sconosciuti in città, come perle o pietre preziose. Al seguito dei condottieri, arrivarono a Roma un gran numero di artigiani greci, architetti, precettori, medici e artisti. Così, nonostante la resistenza della fazione conservatrice di Catone, una rapida ellenizzazione mutò per sempre l’Urbe anche attraverso la commistione di modelli greci e romani, come nel caso di uno dei templi di largo Argentina: un edificio circolare, tipicamente greco, costruito tuttavia su un alto podio come consuetudine italica. Un discorso analogo vale per i monumenti onorari: sul basamento delle statue onorarie dei generali romani compaiono iscrizioni in greco, come per la statua bronzea di Flaminio al Circo Massimo. Spesso gli stessi abiti dei personaggi raffigurati sono di fattura greca, come la statua di Scipione Asiageno sul Campidoglio.

Le sezioni

Nella prima sezione della mostra, dal titolo Dei e santuari, si presentano fregi e frontoni in terracotta provenienti da alcuni templi: dal consesso di divinità, come il Frontone di san Gregorio dei Musei Capitolini, alle concitate sequenze di battaglia come la Galatomachia dal fregio di Civitalba, provenienti dal Museo di Ancona. Per la prima volta, all’interno del medesimo percorso espositivo, si potranno confrontare opere di artisti greci eseguite in Grecia accanto a opere di grandi artisti eseguite a Roma, come statue di culto dei templi eretti per le grandi vittorie su commissione dei generali: ad esempio nel caso dell’Ercole di Polykles, dei Musei Capitolini, o della Diana da Nemi, conservata al Museo di Copenhagen. Chiude la sezione una sequenza dedicata alle statue di Muse: splendidi esemplari in terracotta dal British Museum di Londra.

La seconda sezione è dedicata ai Monumenti onorari, dove veniva dato grande risalto alla figura del generale vincitore, generalmente in abiti militari, corazza, mantello e lungo scettro. Dal II sec. a.C. si diffondono nel mondo italico soluzioni figurative nuove: i corpi sono nudi, in posa autorevole, capaci da soli di esprimere le qualità e il carisma della persona onorata. E’ il caso delle statue, splendide, dei due generali da Formia, da Cassino (al Museo di Napoli) o da Foruli (al Museo di Chieti). Oggi soltanto di pochi tra i più noti condottieri di età repubblicana (Pompeo, Cesare, Ottaviano), esistono ritratti accertati grazie alle riproduzioni sulle monete. In molti casi, le statue onorarie hanno volti la cui precisa identificazione è ancora oggetto di discussione, come i diversi ritratti di Emilio Paolo, esposti qui insieme: un esemplare da Tirana affiancato ad uno esposto a Palazzo Massimo a Roma.

La terza sezione, Vivere alla Greca offre un approfondimento sull’affermazione del gusto greco in ogni ambito del vivere, persino nel settore degli arredi domestici come candelieri, tavoli, crateri, vasellame prezioso e statue provenienti dal Museo di Palestrina e dalla casa di Giulio Polibio a Pompei, al Museo di Napoli. Mescolando elementi greci di vari periodi, gli artisti svilupparono in quel periodo un nuovo linguaggio figurativo, grazie al quale crearono pitture e sculture del tutto nuove.

Infine, una quarta sezione è riservata ai Costumi funerari, in cui i romani appaiono meno influenzati dal fascino ellenico rispetto a tutti gli altri aspetti della vita pubblica e privata. Sembrano rimanere infatti legati alla propria tradizione continuando a mostrarsi ancora orgogliosamente avvinti nelle pieghe delle loro toghe, simbolo stesso della cittadinanza romana, e solo raramente sono rappresentati nei mantelli di tradizione greca o in costume eroico, come nel rilievo funerario dalla via Appia a Roma. E i loro volti, sono rugosi e scavati, sono quelli dei vecchi della Repubblica Romana.

Informazioni Evento:

Data Inizio: 13 marzo 2010
Data Fine: 05 settembre 2010
Costo del biglietto:

- intero € 11,00
- ridotto € 9,00
- ridottissimo € 2,00
- gratuito solo per alunni delle scuole elementari e medie, portatori handicap e accompagnatori

Luogo: Roma, Musei Capitolini
Orario: tutti i giorni, tranne il lunedì 09.00 - 20.00
Telefono: 06 82059127
Sito Web: http://www.museicapitolini.org/




Fonte: “www.beniculturali.it” - “www.museicapitolini.org”

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Orvieto (TR). Mostra “Connoisseur e antiquari. Il ritorno delle ceramiche Imbert a Orvieto”

e111c972310cddcb21783d8242344fbbf1c7 Alexandre Imbert, antiquario francese (Napoli, 1865 – Buenos Aires, 1943), entro il 1908, nel pieno della febbre degli scavi che stava attraversando la città di Orvieto, mette insieme la propria collezione di ceramiche medievali orvietane. Ciò che distingue Imbert dai tanti altri collezionisti, antiquari, marchand-amateur e agenti dei musei che, negli stessi anni, scavano o acquistano ceramica orvietana, è la decisione di affidare al giovane studioso e archeologo orvietano Pericle Perali (Orvieto, 1884 – Roma, 1949) prima una ricerca d’archivio, poi la stesura vera e propria di un libro. Il risultato è Ceramiche orvietane dei secoli XIII e XIV. Note su Documenti, un volume, in 4°, di 44 pagine e 14 tavole, stampato in “edizione di dugento esemplari non venali” da Forzani e C., tipografi del Senato, nel 1909, che Imbert dedica a J. Pierpont Morgan. Per il magnate americano, l’antiquario confeziona un esemplare unico che, oltre alla coperta in cuoio con impressioni in oro e i fogli di risguardo in raso damascato, contiene un inserto di 15 tavole ad acquerello con la riproduzione delle 50 ceramiche selezionate dallo stesso Imbert (o forse da Perali); in tutte le altre copie sono riprodotte soltanto 48 ceramiche, in 14 tavole fotografiche in bianco e nero. Il libro era ed è anche un oggetto raro. Un catalogo da collezionare, che si riceveva soltanto in dono. Il marchand-amateur lo utilizzò come vero e proprio ‘biglietto da visita’ e, molto oculatamente, ne fece omaggio, sempre con dedica autografa, a collezionisti facoltosi, direttori dei musei, studiosi, possibili clienti.
Ciò che oggi si sottolinea è l’originalità dell’impostazione e dei contenuti. In Ceramiche orvietane, Pericle Perali, nel suo scarno quanto evocativo linguaggio, definisce il modello epistemologico, il paradigma, relativo alla ceramica medievale orvietana, assegnandole una storia e un’iconografia su delle basi concrete, documentarie, definendo un ‘canone’ e stabilendo i confini e i limiti di questo nuovo territorio. Alle cinquanta ceramiche selezionate – 30 forme chiuse e 20 aperte, fra ciotole, catini e conche di grandi dimensioni – è assegnato esattamente questo compito: Perali le trasforma da frammenti e scarti di scavo in semiofori.
Sul libro e, soprattutto, sulle 48 illustrazioni di corredo, si è basata e formata la storiografia sulla produzione fittile postclassica. Sulle illustrazioni perché, dal momento del ritrovamento, nel 1908 circa, ad oggi, le cinquanta ceramiche hanno fatto soltanto delle fugaci apparizioni: nella Galerie di Imbert, in via Condotti a Roma; al Pavillon de Marsan dell’Union Central des Arts Décoratifs, dal 22 maggio al 15 ottobre 1911, in occasione della mostra parigina delle Faïences Italiennes de la collection Al. Imbert; poi sarebbero scomparse, seguendo le vicissitudini della collezione Imbert, per ricomparire a Londra nel 1947 e, infine, trovare stabile dimora, nel 1951, presso il Museu de Arte de São Paulo Assis Chateaubriand.
Oggi, grazie alla sensibilità del museo brasiliano e di alcuni privati, quelle ceramiche – 34 delle 50 - tornano, sebbene per un breve periodo, a Orvieto. È un’occasione unica, di grande interesse non soltanto perché le ceramiche ritornano, quasi recollecta membra, nei luoghi che ne hanno definito l’aspetto materiale e culturale assieme, ma perché possono essere finalmente viste.
La lettura ravvicinata ha fornito e fornisce preziose informazioni sull’elasticità del rapporto, nei primi anni del Novecento, con manufatti che non hanno ancora ottenuto lo status di opere d’arte, passaggio che avverrà soltanto con la legge 364/1909 e, con essa, il concetto, del tutto nuovo, di non replicabilità dell’opera d’arte.
Il restauro, cui sono state sottoposte le ceramiche Imbert in occasione delle mostre di Perugia e di Orvieto, ha confermato non solo le modalità dell’approccio culturale proprio di quell’epoca ma anche le tecniche di assemblaggio dei frammenti, delle ricomposizioni e delle reintegrazioni; il rapporto dinamico fra ‘vero’ e ‘falso’, offrendo la possibilità di nuove letture. Infine, l’allestimento della mostra nelle sale del Museo Archeologico Nazionale rende visibile l’intuizione di Pericle Perali circa i “ricorsi di tecniche antichissime e predilezioni di arte non mai spentesi interamente lungo i secoli ne’ luoghi imperandovi un’occulta forza di tradizione”.

Informazioni Evento:

Data Inizio:13 marzo 2010
Data Fine: 06 giugno 2010
Costo del biglietto: 3,00 euro (gratuto durante la XII settimana della cultura)
Luogo: Orvieto, Museo Archeologico Nazionale
Orario: feriali e festivi 8,30 - 19,30 (chiuso 1° maggio, Natale e Capodanno)
Telefono: 0763/341039
E-mail: sba-umb@beniculturali.it



Fonte: “www.beniculturali.it”

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09 marzo 2010

Roma. Conferenza stampa della mostra “Gli Etruschi nel Lazio”

GLI ETRUSCHI NEL LAZIO

Miami (USA) - Freedom Tower

13 marzo – 4 aprile 2010

CONFERENZA STAMPA venerdì 12 marzo ore 11.00

Presso la Regione Lazio Sala Tevere

TheEtruscansinLatiumIn occasione del Seatrade Cruise Shipping Miami, la più importante fiera dedicata al turismo delle crociere che si tiene quest’anno dal 15 al 18 marzo 2010, la Freedom Tower di Miami ospita la mostra Gli Etruschi nel Lazio.

La mostra, curata dalla Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, è promossa dall’Autorità Portuale di Civitavecchia e dalla Regione Lazio - Assessorato allo Sviluppo Economico, Ricerca, Innovazione e Turismo e Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport, attraverso l’Agenzia Regionale di Promozione Turistica di Roma e del Lazio, che ha realizzato l’iniziativa insieme a Civita.

L’esposizione racconta la storia della civiltà etrusca a partire dal territorio che ne è stato la culla e che si propone all’estero come destinazione turistica. Obiettivo dell’iniziativa, stimolare l’incremento dei flussi turistici verso il Lazio e sfruttare la progressiva crescita del settore crocieristico, sia attraverso il coinvolgimento degli enti specializzati dei porti di sbarco, che con l’organizzazione di escursioni che contribuiscano ad allargare la fruizione del patrimonio archeologico e dell’offerta turistica del territorio della regione.




Fonte: Ufficio stampa “Civita”

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05 marzo 2010

Roma. Mostra “Sacra Mirabilia, Castiglion Fiorentino mostra i suoi tesori”

Si può visitare a Roma, nelle sale del Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo, dall'11 febbraio all'11 aprile la mostra “Sacra Mirabilia. Tesori da Castiglion Fiorentino”. Promossa dal Comune di Castiglion Fiorentino (Arezzo) e curata da Paolo Torriti, docente di storia della arti applicate e dell'oreficeria dell'Università di Siena, questa esposizione si pone l'obiettivo di far conoscere a un vasto pubblico il ricco patrimonio artistico della cittadina della Val di Chiana, che vanta testimonianze che vanno dal periodo etrusco a quello medievale, dal XIII al XIX secolo.

I due oggetti esposti su cui si concentra l'esposizione sono lo splendido busto reliquario di Sant'Orsola, capolavoro di oreficeria francese medievale, e undado di origine etrusca.
Le cinquanta opere in mostra provengono dai tre musei della città: la Pinacoteca, il Museo Archeologico e il Museo della Pieve di San Giuliano. Queste tre sedi, che potrebbero essere considerate sedi minori, custodiscono invece opere d'arte di grande interesse e di valore inestimabile, contribuendo ad aumentare quell'immenso “museo” che è la Toscana.

Dalla Pinacoteca, oltre al busto di Sant'Orsola, provengono anche una Croce Santa, probabilmente di manifattura francese, e una Croce Reliquario, della fine del XII secolo. Entrambi i pezzi sono stati recentemente restaurati dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e la mostra rappresenta l'occasione per presentarli al pubblico, corredate anche delle diverse fasi del lavoro.

Del Museo della Pieve di San Giuliano, invece, sono esposte opere di vario genere: di pittura, di oreficeria, un olio su tela raffigurante San Michele Arcangelo, un fermaglio da piviale, il paramento liturgico utilizzato nella Chiesa Cattolica, e la “tonacella di Petreto”, un velluto tagliato di seta rossa di manifattura fiorentina del XV secolo.

Reperti etruschi, invece, provengono dal Museo Archeologico. Vengono resi noti i risultati delle scoperte del santuario etrusco rinvenuto sotto il piazzale del Cassero e degli scavi effettuati in alcune località del territorio castiglionese. Di notevole interesse sono alcuni reperti etruschi come un bronzetto raffigurante un guerriero e il misterioso dado di bucchero del VII secolo a.C., probabilmente utilizzato per pratiche divinatorie.

*Dado di bucchero - Fine VII secolo a.C.




Fonte: “www.culturaitalia.it”

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01 marzo 2010

Perugia. Mostra “Il Vero e il Falso”

1267184137192_LocandinaGDF La mostra Il Vero e il Falso è organizzata dal Comando Regionale Umbria, in collaborazione con il Museo Storico della Guardia di Finanza, le Soprintendenze ai Beni Archeologici di Perugia, Roma e di Firenze, l'Istituto Poligrafico Zecca dello Stato di Roma e la Banca d'Italia. Curato da Fiorenzo Catalli, il percorso espositivo s'incentra sul tema della falsificazione monetaria in più di 2500 anni di storia, a partire dall’epoca greco-romana, fino all’età contemporanea.
Strutturata per aree tematiche, propone i più rappresentativi casi di falso, attraverso il raffronto di ciascun pezzo esposto con l’esemplare originale. L'esposizione intende così ripercorrere l'evoluzione del fenomeno e l'attività del Corpo al contrasto della falsificazione monetaria. Sarà possibile ammirare un vastissimo repertorio di monete di età antica, medievale e moderna messe a disposizione dai più importanti musei italiani, cui si aggiungono le serie complete delle emissioni di banconote della Banca d’Italia, dalla proclamazione del Regno d’Italia ad oggi, provenienti dalle raccolte di Palazzo Koch.
Saranno presenti anche esemplari della famosa collezione reale di Vittorio Emanuele III, la più importante al mondo di monete medievali italiane, custodita nel “caveau” del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. Uno spazio dell’esposizione è dedicato alla ricostruzione delle più importanti operazioni di falsificazione effettuate nei periodi bellici. Nell’area relativa alle clonazioni dei più moderni strumenti di pagamento (carte bancomat, carte di credito, etc.) saranno esposte le differenti tipologie di circuiti elettronici e di macchinari illegalmente utilizzati per captarne i dati.
Sarà inoltre ricostruita una stamperia clandestina di dollari falsi sequestrati nel corso di una recente operazione di servizio della Guardia di Finanza.Vestendo virtualmente i panni del tipografo, si potrà poi ripercorrere l’intero ciclo di produzione, dalla creazione della carta filigranata sino ai processi di stampa che conducono alla banconota finita, completa dei più sofisticati elementi di sicurezza.

Informazioni

Data Inizio: 04 marzo 2010
Data Fine: 16 maggio 2010
Luogo: Perugia, Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria      Ingresso: 4.00 euro
Giorni e orario apertura: feriali e festivi 8.30 - 19.30 (lunedì mattina apertura ore 10,00)                                                                 Telefono: 0755727141
E-mail: ilveroilfalso.perugia@gdf.it




Fonte: “www.beniculturali.it”

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Roma. Mostra “I Giorni di Roma: L’età della Conquista, Roma e il mondo greco”

La mostra L’Età della Conquista, la prima del ciclo “I Giorni di Roma”, offre l’occasione irripetibile di riflettere su un’epoca di profondi cambiamenti nei canoni stilistici e sul gusto estetico della Roma antica: uno dei momenti fondamentali per la futura identità culturale e artistica romana, non solo dell’età repubblicana. Sarà rappresentato il periodo seguente le campagne di conquista in Grecia, nei decenni che intercorrono tra la fine del III sec a.C. e la metà del I sec a..C., in cui l’influenza ellenica diviene preponderante fino a coinvolgere tout court il mondo culturale romano.
E’ questo il periodo in cui l’élite al potere avverte, con sempre maggior consapevolezza, il consolidarsi del proprio prestigio esprimendolo attraverso l’arte. Il percorso della mostra, attraverso capolavori provenienti dall’intero bacino del Mediterraneo, tra cui imponenti statue in marmo, raffinate opere in bronzo e terracotta, interi cicli scultorei, fregi ed elementi di arredo domestico in bronzo e argento, del più alto valore stilistico, descriverà il periodo che risulterà essere tra i più innovativi ed originali per l’intero sviluppo dell’arte occidentale.

Informazioni

Data Inizio:05 marzo 2010
Data Fine: 05 settembre 2010
Luogo: Roma, Musei Capitolini                                                      Sito web: http://museicapitolini.org/




Fonte: “www.beniculturali.it”

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19 febbraio 2010

Parma. Scarabei egizi: dal coleottero al portafortuna

Sabato 20 febbraio h. 11,30

Gli scarabei egizi: dal coleottero al portafortuna Sarà offerta al pubblico una visita guidata gratuita che presenterà la nuova collezione di 429 scarabei sigillo, acquisita in comodato dalla Soprintendendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna dalla Fondazione Cariparma, che ne è proprietaria e che l'ha concessa con relativo apaprato espositivo, perchè potessere essere vista dal più ampio pubblico, esposta nella sala della collezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Parma.
L'esposizione è stata dotata di un innovativo sistema di touch screen, che rende disponibile al pubblico la visione dell'intera collezione egiizia del museo, della collezione degli scarabei sigillo, consentendo di apprezzare appienoi motivi incisi, grazie alla documentazione grafica e fotografica elaborata dal collezionista che ha raccolto la collezione , il dott. Franco Magnarini.

Costo del biglietto: 2 Euro; Riduzione 1 Euro
Luogo: Parma, Museo Archeologico Nazionale
Orario: 11,30
Telefono: 0521/233718
Sito Web: www.archeobo.arti.beniculturali.it/parma/scarabei_sigillo.htm




Fonte: “www.beniculturali.it”

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